Tassare le merendine per finanziare l’istruzione? Ecco l’ennesima bugia a danno di studenti, genitori ed … insegnanti!

La scuola pubblica nel nostro paese versa, di anno in anno, in una situazione sempre più critica. Sono già suonate le campanelle che annunciano il nuovo anno scolastico in tutta la penisola. Nuovo anno ma problemi vecchi. 

Tra precari e supplenti è sempre più emergenza personale. Nonostante le oltre 180 mila assunzioni a tempo indeterminato effettuate negli ultimi 4 anni, anche quest’anno molte cattedre rimarranno scoperte e sarà necessario ricorrere ai supplenti. Si stima, infatti, che vi saranno tra le 150 e le 200 mila supplenze per l’anno in corso. A completare il quadro – non proprio roseo – della situazione della scuola pubblica, si aggiunge una retribuzione media, per docente, inferiore a quella dei propri pari europei. 

Per questi motivi, da molti anni e da più parti politiche, istituzionali e sindacali, provengono pressanti e unanimi richieste di aumento della spesa statale nell’istruzione, che ad oggi si colloca tra le più basse in Europa. Come sempre, in questi casi, il problema è però dove trovare i soldi per finanziare questo aumento di spesa.

La soluzione di ciò si troverebbe nella proposta del nuovo Ministro dell’Istruzione, che appare, ad un primo sguardo, logica ed equa:

Vorrei delle tasse di scopo: per esempio, sulle bibite gassate e sulle merendine, o tasse sui voli aerei che inquinano. L’idea è: faccio un’attività che inquina (volare), oppure ho uno stile di alimentazione sbagliato (merendine)? Metto una piccola tassa, e con questa ci posso finanziare delle attività utili, come la scuola o gli stili di vita più sani.

Il novello “Robin Hood” propone di togliere ai “ricchi” (cioè, oltre alle solite multinazionali che producono il c.d. “junk food” anche i genitori, che comprando le merendine prodotte industrialmente mettono a rischio senza accorgersene la salute dei propri figli) per dare ai “poveri” (cioè agli insegnanti che tengono in piedi il sistema scolastico italiano).

A chi, in fin dei conti, non sembra assolutamente corretto od equo un provvedimento del genere? Limitare l’assunzione di zuccheri e di cibi c.d. “spazzatura” da parte degli studenti e, contemporaneamente, aumentare lo stipendio dei docenti, semplicemente mettendo una tassa sulle merendine … sembra una grande vittoria! Sia per il nuovo ministro che per il governo appena insediato!

Capite bene, però, che ottenere una riduzione dei consumi e, allo stesso tempo, un maggiore gettito per finanziare l’istruzione, sono due cose contrastanti ed inconciliabili tra di loro! L’obiettivo della tassazione su dei beni potenzialmente dannosi per la salute, come le merendine ed i cibi o le bevande zuccherate, è quello di scoraggiarne il consumo tramite un aumento del prezzo. Se questo disincentivo funziona, le abitudini di acquisto dei consumatori si modificheranno, causando una diminuzione delle vendite del bene considerato poco salutare. In sintesi, più il disincentivo ha successo, minori saranno, dunque, le vendite; di conseguenza, il gettito derivante non potrà che diminuire! Ma così, come risultato finale, si avranno per forza meno risorse per finanziare l’istruzione! E non di più, come invece è stato detto.

Insomma, una tassa, magari con un aliquota abbastanza alta che sia in grado di scoraggiare l’acquisto di cibi potenzialmente dannosi, non sarebbe una soluzione alla mancanza di fondi per la scuola, ma l’esatto contrario!

A conferma di ciò, vediamo come nei Paesi in cui questa tassa è stata introdotta, si è verificata proprio la riduzione delle vendite ed il conseguente calo del gettito fiscale.

In Messico, dove questa tassa è stata introdotta nel 2014 con un’aliquota del 10%, si è registrato un calo delle vendite del 6% ed una conseguente diminuzione del gettito.

Nel 2011, nella civilissima e iper-progressista Danimarca, il governo ha introdotto un’imposta sugli alimenti che contengono troppi grassi saturi. Gli effetti sono stati disastrosi. I Danesi hanno iniziato ad acquistare gli stessi alimenti, ma nei paesi confinanti! E, per di più, l’occupazione nel settore è diminuita di oltre 1.000 unità. Il governo è stato quindi costretto a fare retromarcia e a cancellare la tassa.

Dunque, non solo la tassa sul c.d. “cibo spazzatura” non sarebbe affatto utile per aumentare gli stipendi dei docenti, ma rischierebbe, infine, di mettere in difficoltà o addirittura in crisi il settore, danneggiando le imprese ed i lavoratori che operano nel campo della vendita alimentare, oltre che ovviamente le stesse famiglie che, qualora non dissuase dall’aumento della tassazione, si troverebbero a dover spendere comuqnue di più per comprare le stesse cose. Tanto più se si considera che si è deciso di mentire anche agli insegnanti, promettendogli aumenti di salario con un sistema che, come si è visto, va a sottrarre risorse e non ad aggiungerne!

Già nel 1800, Frederic Bastiat ci metteva in guardia da questo tipo di politiche, spingendoci a notare non solo “ciò che si vede” ma anche “ciò che non si vede”. Le nuove leggi non provocano un solo effetto (quello desiderato da chi le promuove), ma una catena di eventi. Il primo effetto è immediato ed è il più facile da valutare; mentre i successivi verranno allo scoperto solo con il passare del tempo. Un bravo “policy-maker”, sia esso ministro, sia esso economista, deve essere in grado di valutare non solamente il primo, il più evidente e manifesto, effetto, ma tutta la catena ad esso conseguente, per stabilire la validità e la correttezza di un nuovo provvedimento.

Troppo spesso ci si ferma all’apparenza, concentrandosi solo su “ciò che si vede” e tralasciando, invece, proprio “ciò che non si vede”. La lezione di Bastiat, circa 200 anni dopo, è più che mai attuale, ed è necessario tenerla a mente, per evitare di essere presi in giro da una classe politica che, troppo spesso, tratta come ‘sudditi’ i cittadini, in questo caso i genitori e gli studenti.

Giù le mani dai nostri risparmi

“Giù le mani dai nostri risparmi”. Condividiamo uno saggio del nostro National Coordinator per l’Italia, Giacomo Messina pubblicato su #LeoniBlog.

L’Euro e l’Europa avranno mille difetti e problemi, ma non sono la causa dei malesseri del nostro paese. Essi sono totalmente ed assolutamente autoinflitti. Essi sono causati da una classe dirigente che ha usato la politica economica ed i soldi dei cittadini Italiani per comprare voti e distribuire mance e favori ad amici ed elettori e da uno stato elefantiaco ed inefficiente che distrugge tutto ciò che i cittadini costruiscono e producono con sudore e fatica. Chi propugna soluzioni a suon di più debito e più deficit non sta proponendo nulla di nuovo, ma la solita ricetta trita e ritrita, che abbiamo avuto modo di vedere fallire nel corso degli ultimi 40 anni.

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La CONSOB è l’Autorità Italiana per la vigilanza sui mercati finanziari. Di conseguenza, dalla relazione finale del Presidente di suddetta autorità, mi aspetterei una visione d’insieme sulle performance passate, e sugli scenari futuri dei mercati finanziari e degli istituti di credito nel nostro paese. Al contrario, nella relazione del Presidente Paolo Savona, faccio fatica a trovare un riferimento al ruolo svolto dall’autorità che presiede e noto una preminenza di analisi e proposte di politica economica. Pertanto, il suddetto discorso, suona, alle mie orecchie, molto più simile alle “Considerazioni Finali” che una volta l’anno spettano al presidente della Banca d’Italia. Una sorta di “Contro-Considerazioni Finali” da parte del massimo esponente del “Contro-Apparato” che il governo gialloverde sta, chiaramente, tentando di costruire.

Detto quindi dell’incoerenza e dell’estraneità del discorso di Savona, rispetto alle funzioni che il suo organo dovrebbe svolgere, veniamo alla sostanza di quanto dichiarato dall’ex Ministro per gli Affari Europei del governo Salvini-Di Maio.

Pronti via e subito sentiamo di nuovo la storiella del gigantesco risparmio privato delle famiglie Italiane. Anche qui mi sorge subito un dubbio. Dove, di grazia, il Professore avrebbe preso il dato che afferma che il risparmio italiano sia pari a 16 mila miliardi di euro? La relazione di Banca d’Italia ed Istat parla di un ammontare pari a 9.743 miliardi di euro (Fonte: Banca d’Italia, PDF), di cui, oltre 5 mila miliardi investiti in abitazioni. Ora, andando oltre la prima imprecisione – di una lunga serie – del Presidente Savona, cosa ha a che fare il risparmio privato con il debito pubblico di cui si parla successivamente? Quando vi dicono che il debito non è un problema perché le famiglie italiane hanno un immenso risparmio, stanno paventando due ipotesi

La prima è quella di una patrimoniale. Lo stato si indebita, usa i nostri soldi per ingigantire sempre di più la già elefantiaca macchina statale, la già iper-inefficiente pubblica amministrazione, per elargire prebende e regali elettorali a destra e manca come fa da oltre 40 anni. Ma non c’è nessun problema state tranquilli! Appena la situazione dovesse divenire insostenibile, la soluzione sarà una patrimoniale. Cioè una tassa (ennesima) sul risparmio degli Italiani. Capito? Non solo finanziate tramite tasse ed imposte, giornalmente, lo stato ladro ed inefficiente, ma dovrete essere poi voi a mettere una pezza sui buffi fatti da chi ragiona come Savona e Co. rinunciando ai soldi che avete messo da parte, risparmiando ed investendo, per il vostro futuro e per quello della vostra famiglia.

La seconda soluzione non è molto diversa dalla prima. E prende la forma della cosiddetta “Repressione Finanziaria”, di fatto una patrimoniale mascherata sotto forma di “oro alla patria” di fascistissima memoria. Invece di imporci una tassa, lo Stato ci obbligherà ad investire esclusivamente in titoli del tesoro Italiani per finanziare, ancora una volta, il debito pubblico. 

Veniamo poi a quella che ritengo la principale contraddizione del discorso di Savona. Il Presidente della Consob ritiene che non vi sia un legame ottimale tra debito pubblico e Pil. L’importante è che, cito testualmente: “… il suo (del rapporto Debito/Pil, ndr) saggio di incremento deve restare mediamente al di sotto del saggio di crescita del Pil”.

Vi è una incredibile incoerenza di fondo. Se il saggio di incremento del Debito è inferiore a quello del Pil, allora il debito sta riducendosi. Quindi stiamo producendo surplus e non deficit (i.e. austerity).

Ma credo che qui il Professor Savona voglia dirci che non vi è, secondo lui, altra alternativa alla crescita economica che quella di accumulare debito e ribaltare così la dinamica esplosiva del rapporto Debito/Pil, agendo sul denominatore. Dinamica ampiamente smentita a livello teorico e pratico, potenzialmente devastante per il nostro Paese. Superfluo, poi, sottolineare che non esiste nessun paese che abbia ridotto il rapporto Debito/Pil facendo altro deficit – ma va!

Secondo tema che tengo ad approfondire è quello sulla, presunta, austerity e “virtuosità” fiscale del nostro paese. 

La spesa pubblica in Italia, al netto degli interessi, è aumentata in maniera costante e continua dal 1995 al 2018. Solo un paese ha fatto peggio di noi, la Grecia. Faccio fatica a considerare “virtuoso” un paese che ha ormai raggiunto e sfondato il tetto del 48% di spesa pubblica in rapporto al Pil. È vero, l’Italia è il paese che più tra tutti ha prodotto avanzi primari dagli anni 90 ad oggi. Ma ciò è dovuto principalmente a due fatti. Innanzitutto, negli anni ‘80 l’Italia ha prodotti ingenti disavanzi primari, mentre gli altri paesi spendevano meno di quanto guadagnassero. Ciò ha fatto si che si creasse un enorme stock di debito pubblico e, di conseguenza, la necessità di pagare sempre maggiori interessi sul debito. Da qui la necessità, negli anni ’90, di produrre avanzi primari, comunque mai sufficienti ripagare gli interessi. 

Glisso sul tema titoli di stato europei, che richiederebbe una trattazione a parte. Ci terrei, però, a far notare che l’Italia è stata una delle principali beneficiarie del programma di acquisti di titoli di stato dalla tanto vituperata, odiata ed antitaliana BCE. Nonostante questo enorme stimolo monetario, i rendimenti dei titoli di stato italiani sono rimasti molto alti. Praticamente gli unici in tutta la zona euro. Facciamoci due domande.

Faccio finta di non leggere un riferimento al fatto che l’IRI rappresentasse il fondo sovrano italiano, cosa che è chiaramente falsa, e vado alle conclusioni.

L’Euro e l’Europa avranno mille difetti e problemi, ma non sono la causa dei malesseri del nostro Paese. Essi sono totalmente ed assolutamente autoinflitti. Essi sono causati da una classe dirigente che ha usato la politica economica ed i soldi dei cittadini Italiani per comprare voti e distribuire mance e favori ad amici ed elettori e da uno stato elefantiaco ed inefficiente che distrugge tutto ciò che i cittadini costruiscono e producono con sudore e fatica. Chi propugna soluzioni a suon di più debito e più deficit non sta proponendo nulla di nuovo, ma la solita ricetta trita e ritrita, che abbiamo avuto modo di vedere fallire nel corso degli ultimi 40 anni.

Arrestato Julian Assange: un eroe ma non per tutti

Un figlio, un padre, un marito. Vincitore di decine di riconoscimenti per la sua attività giornalistica. Nominato al Premio Nobel per la pace ogni anno, a partire dal 2010, per la sua attività di informazione e trasparenza. Parliamo di Julian Assange. Grazie a lui, Wikileaks ha pubblicato 250.000 documenti riservati del governo statunitense, denunciando lo spionaggio dei leader stranieri, lo spionaggio contro l’ONU, così come le intenzioni americane nei confronti del Medio Oriente e di altre parti del Mondo ed i crimini di guerra compiuti in Iraq e Afghanistan e tenuti nascosti dal Segreto di Stato.

Un eroe, ma non per tutti. Vistosi piovere addosso denunce di tutti i tipi e capi, nel 2012 Assange si è rifugiato presso l’Ambasciata dell’Ecuador, a Londra, chiedendo ed ottenendo l’asilo politico. Già nel 2016, in ogni caso, l’Arbitrato del Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria aveva decretato che la sua permanenza forzata nell’ambasciata ecuadoregna era da considerarsi appunto come detenzione arbitraria ed illegale da parte di Inghilterra e Svezia (che richiedeva l’estradizione per una denuncia, rivelatasi poi infondata, di stupro). Pur avendo ottenuto la cittadinanza ecuadoregna nel 2018, Assange si è visto revocare l’asilo del Paese nei giorni scorsi e, nella mattinata di ieri, alcuni agenti inglesi, sotto copertura, hanno fatto “irruzione” nell’Ambasciata prelevandolo di forza e portandolo via all’interno di un furgone della polizia. 

Per il momento non sembra sia stato richiesto il suo arresto per crimini legati all’attività di divulgazione giornalistica o di spionaggio, ma per la sola accusa di aver hakerato un server governativo americano con la complicità di Chelsea Manning (ex-militare statunitense transessuale che avrebbe fornito la chiave per aggirare il blocco) e quindi di aver violato la ‘Computer Fraud and Abuse Act’ (CFAA), una legge contro gli hacker e le violazioni informatiche del 1986, e quindi, in sostanza, gli viene contestato il modo in cui tali documenti, poi pubblicati, sono stati ottenuti. 

Ma, al di là delle accuse formali, c’è il fondato timore che gli possano essere contestate, una volta estradato, anche azioni che non solo non sono illegali, ma sono addirittura essenziali per la libertà di stampa (proteggere l’identità delle fonti, per esempio) sfruttando l’Espionage Act (la legge contro lo spionaggio americana, ndr) e che quindi possa rispondere per accuse che solo la più bieca applicazione della Ragion di Stato può giustificare. Inoltre, rimane il problema, il ‘pericolo constante’ da non sottovalutare, che la CFAA possa essere impugnata come arma contro chiunque pubblichi informazioni riservate, e che non ci sia poi alcuna garanzia che non venga in futuro applicata ai rapporti giornalistici più tradizionali, in nome della Ragion di Stato.

Ciò che è successo ieri è comunque, come la si pensi, una grave colpo alla libertà d’espressione, della libertà di diffondere notizie, della libertà di combattere le ingiustizie; crea un pericoloso precedente: chiunque sveli una qualunque Verità sull’operato di un governo rischia di vedersi negati i più semplici diritti umani e di subire processi e pene ingiuste. In altre parole, è un crimine diffondere delle prove sui crimini compiuti da chi agisce per conto di un governo o dell’interesse nazionale e poi coperti dalla Ragion di Stato?

Ora Assange, nonostante le rassicurazioni del Governo britannico ed ecuadoregno, potrebbe rischiare comunque l’estradizione negli USA, che ne ha richiesto l’arresto e dove è prevista la pena di morte. Anche se per la violazione di sistemi informatici e la sottrazione di documenti governativi sia prevista una pena massima, se venisse confermata la condanna, pari a cinque anni di carcere, non c’è ancora nessuna garanzia che non possano essergli mossi altri addebiti. Infatti, proprio il legale di Assange ha spiegato come lo US Department of Justice stia cercando di superare i termini della prescrizione del reato ascrittogli, invocando una sezione che classifica l’hacking come atto di terrorismo.

Non possiamo e non dobbiamo permettere che succeda! C’è da sperare che il sistema della Giustizia degli Stati Uniti conservi i saldi principi su cui basa il proprio sistema giudiziario, dal giusto processo all’elevato grado di certezza della prova richiesto dall’oltre ogni ragionevole dubbio per la condanna, e che non li ‘sacrifichi’ in nome di una ‘Ragion di Stato’ che, nel 2019, non ha più diritto di cittadinanza nelle democrazie occidentali. E ci auguriamo, soprattutto, che TUTTI i giornalisti si schierino dalla sua parte e facciano sentire la propria voce. #FreeAssange #DefendAssange

Richiamiamo l’Art. 3 della ‘Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, ratificata dal Regno Unito nel 1988:

“No State Party shall expel, return (“refouler“) or extradite a person to another State where there are substantial grounds for believing that he would be in danger of being subjected to torture”.