Festival della cultura della libertà – Quinta edizione, 30 e 31 gennaio 2021

TEMA: “Quali strategie per la libertà? Dalla cultura alla politica, dall’imprenditoria al diritto”

IL FESTIVAL DELLA CULTURA DELLA LIBERTÀ 2021 ESCLUSIVAMENTE IN DIRETTA STREAMING

Non si terrà in presenza ma esclusivamente in diretta streaming – stante il perdurare delle misure di contenimento della pandemia – l’annunciato “Festival della cultura della libertà-Liberi di scegliere” che si svolgerà il 30 e 31 gennaio a Palazzo Galli (via Mazzini 14, Piacenza), gentilmente concesso dalla Banca di Piacenza. L’edizione numero cinque – organizzata come sempre dall’Associazione dei Liberali Piacentini Luigi Einaudi in collaborazione con Confedilizia, Il Foglio ed European students for liberty – verterà sul tema “Quali strategie per la libertà? Dalla cultura alla politica, dall’imprenditoria al diritto”.

ANTEPRIMA IN DIRETTA STREAMING

Venerdì 29 gennaio

Anche l’anteprima del Festival – venerdì 29 gennaio, sempre a Palazzo Galli, Sala Panini, alle ore 18.00 – si svolgerà in diretta streaming. In programma la presentazione del volume “Sicurezza e libertà, un rapporto irrisolto” di Corrado Ocone (ed. Rubbettino). Il libro verrà illustrato dall’autore in dialogo con Carlo Lottieri.

18.00Anteprima: presentazione del volume “Sicurezza e libertà: un rapporto irrisolto” di Corrado Ocone (ed. Rubbettino). Il libro verrà illustrato dall’autore in dialogo con Carlo Lottieri.

link: https://youtu.be/rKdDn2MSr70

IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL IN DIRETTA STREAMING

Sabato 30 gennaio

10.30-11.00 previsti i saluti di Corrado Sforza Fogliani e di Claudio Cerasa nonché degli studenti dell’European Students For Liberty.

11.00-12.30 SESSIONE I: “Trent’anni di editoria a difesa della libertà. Un bilancio” con Leonardo Facco, Guglielmo Piombini, Florindo Rubbettino, Michele Silenzi.

12.30-13.00 Lectio Magistralis “Ciò che è vivo e ciò che è morto del liberalismo”, con il Prof. Luigi Marco Bassani

link: https://youtu.be/hM7sUo1GW-s

Lo spettatore potrà scegliere tra le seguenti sessioni in contemporanea

15.15-17.00 SESSIONE II: “Costruire una rete, diffondere le idee. Associazioni e think-tank per la libertà” con Alessio Cotroneo, Stefano Magni, Alberto Mingardi, Enrico Morbelli, Rossella Pace.

17.15-19.00 SESSIONE III: “Fare politica al tempo del Covid-19: tra sospensione delle libertà ed espertocrazia” con Daniele Capezzone, Roberto Festa, Aurelio Mustacciuoli, Carlo Stagnaro

link: https://youtu.be/WlGSqJWt70Y

oppure

15.15-17.00 SESSIONE IV: “Come amministrare? Ipotesi a confronto” con Gimmi Distante, Lorenzo Maggi, Paolo Pamini, Andrea Zoppolato.

17.15-19.00 SESSIONE V: “Strategie territoriali, autogoverno, libertà” con Roberto Brazzale, Dario Ciccarelli, Carlo Lottieri, Francesco Mascellino.

link: https://youtu.be/1LGhBIuCkOI

Domenica 31 gennaio 

Lo spettatore potrà scegliere tra le seguenti sessioni in contemporanea

9.00-10.45 SESSIONE VI: “Giornali e mass-media. Che fare?” con Luciano Capone, Alessandro De Nicola, Oscar Giannino, Alessandro Gnocchi, Pierluigi Magnaschi.

11.00-11.45 SESSIONE VII: “Le associazioni di categoria: tutela di legittimi interessi, logiche autoreferenziali, parassitismo parastatale” con Giorgio Spaziani Testa, Adriano Teso, Alessandro Trentin.

link: https://youtu.be/AGgoFVGGq3s

oppure

9.00-10.45 SESSIONE VIII: “Usare l’ordinamento e le azioni legali a tutela delle nostre libertà. Esempi e prospettive” con Silvio Boccalatte, Giorgio Fidenato, Cesare Galli, Pio Marconi.

11.00-12.45 SESSIONE IX: “Agire per la libertà: dentro la Chiesa e con la Chiesa” con Emanuele Boffi, Beniamino Di Martino, Luca Diotallevi, Andrea Favaro.

link: https://youtu.be/uylEnTwtsms

SESSIONE PLENARIA

12.45-13.15: Lectio Magistralis “Natura umana, virtù, libertà”, di Sergio Belardinelli

15.15-17.00 SESSIONE X: “Le idee di libertà e l’accademia” con Raimondo Cubeddu, Francesco Forte e Lorenzo Infantino.

17.00-17.30 Conclusioni di Corrado Sforza Fogliani.

link: https://youtu.be/_hWJ-Sf1yMM

LOCANDINE DEL FESTIVAL

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ASSOCIAZIONE DEI LIBERALI PIACENTINI “LUIGI EINAUDI”

Informazioni: www.liberalipiacentini.com – www.culturadellaliberta.com

e-mail: culturadellaliberta@festivalpiacenza.it

Al Presidente Donald Trump, durante queste festività natalizie conceda il dono della libertà e della giustizia #FreeRoss

Di Eric Lumpkins, articolo pubblicato sul blog di Students For Liberty. Traduzione dall’inglese a cura di Students For Liberty Italia.

Students For Liberty chiede con decisione al Presidente Donald J. Trump di concedere la grazia a Ross Ulbricht, fondatore della “Silk Road“, ed a tutti coloro i quali hanno perso la libertà per aver commesso crimini non violenti.

Il movimento #FreeRoss

Sempre più gruppi di attivisti per la riforma della giustizia penale, per la libertà di espressione, ed organizzazioni per le libertà nei settori tecnologici, hanno chiesto di recente al Presidente Trump di perdonare i criminali non violenti finiti in carcere per reati legati alla droga ed al whistleblowing. Uno dei nomi presi in considerazione per la grazia include Ross Ulbricht.

La petizione #FreeRoss conta oltre 370.000 firme. Attualmente, dopo aver già scontato oltre 2.640 giorni di galera, Ross sarà molto probabilmente costretto a morire in carcere, condannato all’ergastolo nonostante sia incensurato e non abbia commesso un crimine violento. Ha creato infatti un sito di e-commerce noto come “The Silk Road”, dove gli utenti potevano scambiare una gran varietà di beni, sia essi “legali” che “illegali”: tra questi ultimi, principalmente, piccoli quantitativi di cannabis.

Parlando del progetto per cui è diventato famoso, Ulbricht ha detto:

“Sto creando una simulazione economica per dare alle persone un’esperienza diretta di come sarebbe vivere in un mondo senza l’uso sistemico della coercizione.”

La firma di Ross su una maglietta di SFL

“The Silk Road”

Ross ha creato un mercato libero e libertario online in cui gli utenti venivano classificati attraverso un sistema basato sulla loro “reputazione” e completamente decentralizzato. Se a “The Silk Road” fosse stato permesso di continuare ad esistere, sarebbe servito da modello per delle transazioni economiche senza confini e senza censura, prevenendo anche l’ingresso nel mercato nero di droghe contaminate. Per questo, Ross sta attualmente scontando due ergastoli senza possibilità di usufruire della libertà condizionale.

Ross Ulbricht è un ex-membro di Students For Liberty. Era presente ad una delle prime conferenze di SFL nel 2008, proprio quando l’organizzazione veniva fondata. Students For Liberty è diventata rapidamente la più grande rete pro-libertà per studenti e giovani, con oltre 3.500 local coordinators in tutto il mondo.

Vi invitiamo caldamente ad informarvi di più sulla vicenda e a firmare la petizione per liberare Ross. 

Per maggiori informazioni clicca qui (link al sito freeross.org)

Continua la repressione bielorussa contro la famiglia di Piotr

Di Mariam Gogolishvili

Le elezioni presidenziali bielorusse del 9 agosto hanno provocato proteste di massa che sono state sedate con la violenza da parte del governo in carica. Dall’inizio delle proteste pacifiche sono state arrestate circa 20.000 persone.

Il Local Coordinator di SFL in Bielorussia Piotr Markielau è stato incarcerato sette volte dal regime di Lukashenko, ma questa volta, insieme a Piotr, anche la sua famiglia ha dovuto soffrire, poiché sono stati detenuti in circostanze diverse.

“L’ultima volta che sono stato arrestato è stato il 15 novembre 2020. Insieme a migliaia di attivisti bielorussi sono sceso in strada per commemorare Roman Bondarenko, un artista bielorusso che è stato picchiato a morte”.

Piotr è stato rilasciato il 30 novembre. Come dice lo stesso Piotr,

“Sebbene la detenzione sia durata 15 giorni, è stata comunque “la più facile” rispetto alle precedenti”.

All’inizio di novembre, il padre di Piotr, Dmitry Markielau, è stato condannato a otto giorni di carcere. È stato arrestato dopo aver sostenuto gli studenti espulsi per aver difeso il regime. È stato rilasciato dalla prigione ammalato di COVID-19.

La madre di Piotr, Iryna, è stata arrestata due volte, il 2 e l’8 novembre. Durante il suo ultimo arresto è stata torturata con il gas, le è stato negato il cibo per quasi 24 ore ed è stata spogliata nuda.

“Vogliono intimidirci, spezzarci. È ovvio che ad alcune di queste persone piace torturarci. Non solo con il bullismo, ma anche usando la loro autorità. Si rendono conto che possono fare quello che vogliono con noi e che non ne saranno ritenuti responsabili”.

aveva descritto in precedenza.

Piotr Markielau ha 26 anni. Attualmente è membro della rete internazionale pro-liberty Students For Liberty. Ha studiato fisica teorica all’Università statale bielorussa ed è stato espulso due volte per le sue opinioni politiche. Per le sue attività, Piotr è stato arrestato per 67 giorni in totale.

I membri accreditati dei media possono organizzare interviste con Piotr Markiełaŭ contattando Mariam Gogolishvili, responsabile delle campagne di Students For Liberty, all’indirizzo mgogolishvili@studentsforliberty.org o per telefono al numero 995557 116661

Students For Liberty è una rete in rapida crescita di studenti pro-libertà provenienti da tutto il mondo. La nostra missione è educare, sviluppare e rafforzare la prossima generazione di leader della Libertà. Siamo la più grande organizzazione studentesca pro-libertà del mondo. Abbiamo raggiunto questo obiettivo attraverso una strategia di empowerment, identificando i migliori leader tra gli studenti e preparandoli ad essere i protagonisti del cambiamento nelle loro comunità.

La deriva egualitaria: i pericoli della tolleranza esaltata

Di Klevis Gjoka

Essere gay non è facile, ma questa frase va contestualizzata. Essere gay non è facile in Italia, non è facile in Somalia e non è facile in Olanda. Ma sono tre tipi molto differenti di difficoltà. Sono tre tipi molto differenti di situazione. Essere gay a Torino, con un compagno stabile e uno splendido lavoro da chirurgo sembra facile, ma ahimè quanto accaduto in questi giorni ci fa riconsiderare ciò che affermiamo sulla società e ci fa iniziare a visionare certe situazioni non come articolazioni della “società”, ma come direbbe Margaret Thatcher, come “uomini, donne, e famiglie”.

Spesso quando in politica si parla di violenze e difficoltà delle persone LGBT+ si parla in due filoni: il primo è quello “negazionista“, secondo il quale il problema semplicemente non esiste. Ovviamente, chi fa parte di questo filone non la pensa davvero così, sarebbe troppo naif anche per chi crede di urlare contro Halloween con la benedizione degli antenati, ma gioca al gioco di una parte del suo elettorato che sa necessitare di rassicurazioni costanti riguardo il “diverso”. Il secondo invece è quello apparentemente a tutela di queste persone, desideroso di cambiare o abbattere il malvagio sistema attraverso il lungo braccio della legge. Questo filone è forse perfino più pericoloso ed ipocrita dell’altro, in quanto non solo mette le persone in scatole imprecise e si propone di educarle terrorizzandole con punizioni e annoiandole con moralismi e dialettica, ma si propone di farlo per il bene dei “tutelati”, che divengono non solo vera e propria esposizione circense ma anche categoria legalmente privilegiata, andando contro sia allo spirito egualitario che dovrebbe aver animato l’azione che contro le stesse basi costituzionali.

No, la “legge Zan” non avrebbe tutelato il chirurgo da suo padre, e no, la “legge Zan” non farà capire al suddetto padre che quanto ha fatto è degno di una bestia. Ciò che invece farà è ritardare il dibattito su leggi che davvero potrebbero aiutare per l’equiparazione giuridica e rappresentare un terribile precedente di violazione della suddetta.

La pandemia di COVID-19 evidenzia la natura mutevole del ruolo del governo

di Russel Coates, pubblicato sul blog di Students For Liberty. Traduzione dall’inglese a cura di Students For Liberty Italia

Solo un anno fa il mondo di oggi sarebbe stato impossibile da prevedere. Pochi avrebbero potuto immaginare che molte delle libertà che avevamo nel 2019 sarebbero state revocate così facilmente. Dopo quello che è stato un decennio ampiamente positivo, in particolare per lo sviluppo economico e la riduzione della povertà globale, gran parte del progresso è stato ora completamente annullato. Di conseguenza, i lockdown sollevano importanti interrogativi sul ruolo del governo.

Il mondo di oggi – impensabile nel 2019 

In tutto il mondo la maggior parte di noi ha assistito a delle violazioni senza precedenti delle nostre libertà civili durante la pandemia di COVID-19. I governi hanno imposto degli obblighi di rimanere in casa che spesso si prolungano per diversi mesi. Hanno costretto le aziende a chiudere, causando indescrivibili difficoltà a tanti imprenditori ed ai loro dipendenti. Le restrizioni per i viaggi sono state severe e molti governi hanno persino proibito alle persone di ricevere degli ospiti in casa propria, tra le tante politiche di stampo autoritario. Senza conoscere il contesto attuale, quasi tutti nel 2019 avrebbero considerato barbaro ed impensabile un simile giro di vite nella loro quotidianità. Tuttavia, di fronte alla minaccia di un nuovo e sconosciuto agente patogeno, molti di noi si sono convinti che non ci fosse alternativa all’utilizzo di un’ampia gamma di misure, estreme e senza precedenti, per combattere il virus. 

Le nuove aspettative riposte nei governi 

Ci sono state diverse grandi pandemie dall’inizio del XX secolo. Queste includono, ad esempio, l’influenza spagnola (1918-20), l’influenza asiatica (1957-58) e l’influenza di Hong Kong (1968-69). Tuttavia, nonostante il loro ampio impatto globale, nessuna di queste pandemie ha portato a qualcosa di comparabile ai livelli delle interruzioni nelle dinamiche sociali che vediamo oggigiorno. Ciò che è ora chiaro è che, ad un certo punto, ai governi è stata in qualche modo attribuita la responsabilità per la morte o la sofferenza di qualsiasi individuo che contragga un virus. Nonostante la legittimità estremamente discutibile di questo nuovo ruolo del governo, è comprensibile che, di fronte a queste mutate aspettative, i politici avranno naturalmente un incentivo a prendere qualsiasi misura possibile, anche drastica. In quanto tali, le soluzioni dall’alto verso il basso offerte dalla maggior parte dei governi rappresentano un tentativo da parte dei politici di scaricare la colpa per eventuali vittime dovute alla pandemia. Pertanto, il loro argomento è che, se un governo attua misure forti ma il virus continua a diffondersi a prescindere da queste, non sia colpa loro, ma piuttosto sarà degli individui che si comportano in maniera sconsiderata. 

La questione della responsabilità individuale

Uno dei risultati della delega di tutti gli aspetti della lotta alla pandemia ai governi è un declino della responsabilità personale. Invece di valutare i rischi delle varie attività, molti determineranno invece se qualcosa sia sicuro o meno semplicemente in base al fatto che il loro governo lo consenta in un dato momento. Piuttosto che sollecitare una serie di decreti in continua evoluzione, il ruolo delle autorità sanitarie dovrebbe essere quello di concentrarsi sulla comunicazione di consigli chiari e coerenti al pubblico. Ciò comporterebbe la sensibilizzazione sulla gravità di una minaccia e la promozione di buone abitudini. Gli individui non devono evitare di assumersi la responsabilità personale, incolpando il governo di non imporre comportamenti responsabili quando qualcosa va storto. Non dovrebbe spettare ai governi garantire che nessuna conseguenza negativa derivi dalle decisioni sbagliate degli individui. Insinuare che questo sia un ruolo legittimo del governo costituirebbe un precedente molto pericoloso.

I governi raramente rinunciano ai loro poteri

È importante ricordare che, una volta che un governo aumenta il proprio raggio d’influenza, i nuovi poteri che acquisisce raramente vengono abbandonati. Come Milton Friedman ha brillantemente evidenziato una volta, “Niente è così permanente come un programma provvisorio del governo”. Prima del 2020, sarebbe sembrato assurdo che i governi potessero mettere agli arresti domiciliari intere popolazioni e costringere le imprese a chiudere a seconda di ciò che loro avessero ritenuto essenziale. Allo stesso modo, se qualcuno avesse scritto un libro su un mondo in cui i governi avessero iniziato a stampare denaro per sovvenzionare ampie fasce della popolazione a cui avevano proibito di guadagnarsi da vivere, sarebbe senza dubbio appartenuto alla sezione narrativa. Mentre possiamo ragionevolmente aspettarci che molte delle attuali restrizioni vengano revocate nel prossimo futuro, a parte il disastro economico ed una crisi di salute psicologica, un altro elemento dell’eredità dei lockdowns sarà probabilmente una diversa percezione del ruolo del governo.

La Crittografia riguarda i Diritti Umani: la tua privacy e libertà di espressione dipendono da essa

Questo articolo è stato pubblicato originariamente sul blog di Learn Liberty

23 Ottobre 1786 – tre anni prima che la Costituzione prendesse il posto degli Articoli della Confederazione, e cinque anni prima del Bill of Rights – il Congresso passò una risoluzione che autorizzava il Segretario degli Affari Esteri ad aprire e ispezionare ogni lettera qualora ritenesse che “ la sicurezza o l’interesse del governo lo richiedesse”. Ovviamente i Padri Fondatori, dell’idea che i poteri del governo dovessero essere limitati, non erano contenti di ciò.  

Secondo la storica Dorothy Ganfield Fowler nel suo libro Unmailable, la risoluzione spinse George Washigton a lamentarsi della violazione della corrispondenza, e Thomas Jefferson, James Madison e James Monroe iniziarono a scriversi utilizzando un linguaggio cifrato per preservare la loro privacy.

In effetti i Padri Fondatori avevano già utilizzato la crittografia prima, durante, e dopo la Rivoluzione. Jefferson in particolare era un utilizzatore prolifico di comunicazione crittata e inventò anche un cifrario oggi noto come Rullo di Jefferson per criptare e decrittare le sue comunicazioni.

Nonostante le recenti affermazioni del governo, la comunicazione cifrata non è una novità: fu infatti alla base delle idee su cui l’America fu fondata. I Fondatori credevano che la privacy della comunicazione – e quindi la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero – fosse fondamentale in una società libera. James Madison criptò parzialmente anche la sua corrispondenza con Jefferson in cui propose per la prima volta l’idea del Bill of Rights.

La crittografia ha sempre svolto un ruolo chiave nella storia americana. Tuttavia, questo messaggio è stato dimenticato da molti dei leader attuali che lavorano per indebolire la crittografia.

Cos’è la Crittografia?

Basicamente, la crittografia è un modo di trasmettere informazioni utilizzando formule chiamate “cifrari”, che spesso si affidano a “chiavi” uniche. Per esempio: Alice manda un messaggio cifrato a Bob che può essere decrittato solo da una chiave che nessuno eccetto Bob possiede, quindi può stare sicura che nessun altro potrà leggere la loro conversazione. Oggi la crittografia è utilizzata in molti ambiti oltre alla comunicazione tradizionale – è ciò che tiene al sicuro i nostri conti correnti online; può impedire a qualcuno di mettere il naso nel nostro traffico internet mentre siamo al bar; e, soprattutto, è ciò a cui ci affidiamo per la tutela dei nostri dispositivi personali, come smartphone e computer, che contengono le nostre vite intere.

Pubblici ufficiali hanno iniziato a intimare di introdurre “backdoors”, con le quali un sistema di crittazione viene intenzionalmente indebolito in modo tale che il governo possa accedere a qualunque dato esso voglia. Ma questa idea è fallimentare in partenza. La crittografia è matematica, e non si può manipolare problemi di matematica in modo da renderli risolvibili solo da un gruppo di persone, come ad esempio il governo. Se gli algoritmi che Alice usa per inviare un messaggio a Bob vengono compromessi, chiunque li trovi potrà sfruttarli.

Inoltre, progettare sistemi di computer sicuri è un problema serio nella computazione moderna. Nonostante i migliori sforzi dei programmatori, veniamo regolarmente a sapere di vulnerabilità che mettono a rischio le informazioni private di milioni di persone. Introdurre vulnerabilità intenzionalmente come parte di un sistema di crittografia indebolito è un disastro preannunciato – non solo per una persona o azienda ma per chiunque utilizzi tale sistema di crittazione.

A detta di molti stiamo vivendo nell’ “Era d’Oro della Sorveglianza”, in cui il governo ha più mezzi che mai per controllare le persone. È fondamentale che i cittadini di una democrazia siano in grado di esprimersi liberamente, e la crittografia è uno dei pochi strumenti che di fatto resiste ad uno stato pervasivo di sorveglianza. Come disse l’informatore Edward Snowden, “la crittografia funziona”. È di primaria importanza che continui a funzionare, e ciò significa resistere ai backdoors del governo.

Il codice è parola

Noi dell’Electronic Frontier Foundation (EFF) crediamo che i tentativi del governo di controllare la crittografia prevenendo la sua pubblicazione e implementazione siano una violazione del Primo Emendamento della Costituzione.

Il Primo Emendamento protegge tutti i tipi di espressione, inclusa la musica scritta e l’arte astratta. Allo stesso modo, il codice è un modo di diffondere informazioni e idee – non importa se è comunicato in una maniera che non è comprensibile ai profani. Molte persone non sanno leggere gli spartiti di musica classica ma ciò non significa che il governo possa restringere le opere di Mozart.

Le corti federali concordarono con noi sul fatto che il codice è parola quando l’ETF fu parte in causa nel caso Bernstein v. Department of Justice.

Un laureato di Berkley di nome Daniel J. Bernstein voleva pubblicare informazioni su un algoritmo di crittazione che aveva sviluppato, ma gli fu impedito di farlo perché il governo trattava tali informazioni come “munizioni” alla pari di armi o esplosivi, e richiedeva un permesso speciale dal Dipartimento di Stato per condividerle – un permesso che non gli sarebbe stato garantito.

Bernstein sporse denuncia e, rappresentato dall’ETF, sostenne con successo che censurare algoritmi è una violazione incostituzionale della libertà di espressione.

Il caso rimane legge valida tutt’oggi, con precedenti simili in altre corti. Giustamente, il Giudice Betty Fletcher della Ninth Circuit Court of Appeals ha sottolineato: 

“la disponibilità e l’uso di crittografia sicura potrebbe… reclamare una certa porzione della privacy che abbiamo perso. Gli sforzi del governo di controllare la crittografia così andrebbero a toccare non solo i diritti del Primo Emendamento… ma anche i diritti costituzionali di ognuno di noi in quanto potenziali beneficiari della crittografia.”

Il governo può provare a far apparire la crittografia come una minaccia alla nostra sicurezza, ma è vero precisamente l’opposto. Permette a privati cittadini di mettersi al sicuro dagli occhi indiscreti del governo. Ci saranno sempre criminali che usano la tecnologia per scopi loschi, ma non dovremmo sacrificare la privacy e la libertà di espressione di tutti per fermare alcuni delinquenti.

La Crittografia riguarda i Diritti Umani

Allontanandoci dagli Stati Uniti, quello della crittografia è un problema di diritti umani su scala globale. Come afferma un report del 2015 dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, “la crittografia e l’anonimato permettono agli individui di esercitare i loro diritti concernenti la libertà di opinione ed espressione nell’era digitale e perciò devono essere fortemente tutelati.”

Il report inoltre sottolinea che i governi che intimano di introdurre backdoors “non sono riusciti a dimostrare che l’uso criminale o terroristico della crittografia sia una barriera insuperabile per le forze dell’ordine.” In altre parole, anche quando le forze dell’ordine chiedono di compromettere la crittografia ciò non significa che la crittografia sia effettivamente ciò che impedisce loro di investigare tali crimini.

Dopo aver esaminato le politiche sulla crittografia di diversi paesi – tra cui Russia, Colombia, India, Marocco, Pakistan e gli USA – Amnesty International ha concluso: 

“Nell’era digitale, l’accesso e l’uso della crittografia è un elemento fondamentale del diritto alla privacy. Poiché la crittografia può proteggere le comunicazioni dallo spionaggio, può permettere alle persone di condividere la propria opinione con altri senza subire ritorsioni, di accedere alle informazioni sul Web e di organizzarsi con altri per protestare contro varie forme di ingiustizia”.

La crittografia è quindi anche essenziale per la libertà di espressione, informazione e opinione, e ha un impatto anche sul diritto alla libertà di associazione pacifica altri diritti umani. La crittografia è uno strumento particolarmente critico i per difensori dei diritti umani, attivisti e giornalisti, che fanno affidamento su di essa con sempre maggiore frequenza per proteggere la loro sicurezza e quella degli altri dalla sorveglianza illecita”.

Non importa dove uno viva; tutti hanno bisogno che i diritti relativi alla crittografia vengano tutelati.

Le nostre comunicazioni crittografate ci consentono di avere la privacy e di esprimerci liberamente come esseri umani. I governi di tutto il mondo hanno sviluppato metodi sempre più sofisticati per monitorare i propri cittadini, quindi è diventato estremamente importante disporre di una crittografia forte come baluardo per la privacy e la libertà di pensiero contro il terribile potere dello stato di sorveglianza.

E se il lockdown fosse stato inutile? Curva epidemica simile a prescindere dagli interventi dei governi

articolo di Giacomo Messina, National Coordinator di Students for Liberty Italia, per AtlanticoQuotidiano.it

Finalmente, dopo oltre due mesi di lockdown l’Italia inizia a vedere una timida luce in fondo al tunnel. Questa settimana sono iniziate le prime aperture, e la speranza è che queste possano aumentare nelle settimane successive, continuando così con un progressivo allentamento delle misure restrittive. Da ormai alcune settimane il numero di decessi giornalieri ha iniziato a diminuire, così come quello dei contagi. Il governo ha tenuto a farci sapere che questo miglioramento è interamente ascrivibile al grande successo del lockdown e alle decisioni forti, prese a inizio marzo dal presidente del Consiglio e dal ministro della sanità, che hanno costretto gli italiani agli arresti domiciliari per oltre due mesi. Senza questa decisione, il virus si sarebbe diffuso con una velocità tale da sovraccaricare gli ospedali e renderli incapaci di salvare le vite, costringendoli a scegliere chi curare e chi no. Questo scenario è stato rimarcato nuovamente dal report del Comitato Tecnico Scientifico della scorsa settimana, che suggerisce che in caso di riapertura totale, si raggiungerebbe già nella prima metà di giugno un picco di ricoveri in terapia intensiva pari a 150.000, di gran lunga superiore alla capacità massima del sistema.

modelli epidemiologici SIR (Susceptible, Infected, Recovered) descrivono, a grandi linee, nel seguente modo l’andamento di un’epidemia. L’epidemia inizia con la prima infezione, e dopo una prima fase in cui si evolve lentamente inizia a crescere in maniera esponenziale. Nell’ormai noto grafico che vediamo spesso in tv, questa crescita rappresenta la parte inclinata della curva a campana. A questo punto si raggiunge il picco, e l’epidemia rallenta fino a svanire con la stessa velocità con cui si è propagata. In questo modello, gioca un ruolo cruciale l’ormai tristemente noto numero di riproduzione di base o R0, che indica quante persone, in media, ogni infetto può contagiare. Più è alto questo numero, più l’epidemia si sviluppa rapidamente e diventa difficile per il sistema sanitario poter prendersi cura di tutti coloro che ne hanno bisogno. Il lockdown, riducendo i contatti e le interazioni tra gli individui, contribuisce a diminuire R0. A questo punto, l’epidemia non segue più un andamento esponenziale e rallenta. Questa è stata la ragione principale che ha spinto molti governi mondiali ad attuare politiche restrittive delle libertà di circolazione degli individui introducendo lockdown più meno estesi.

Alcuni scienziati hanno però sottolineato come l’andamento dell’epidemia di SARS-Cov-2 non abbia seguito l’andamento previsto. Uno dei maggiori scettici delle capacità predittive di tali modelli è Michael Levitt, biofisico, professore di biologia strutturale all’Università di Stanford e premio Nobel per la chimica nel 2003. In questa intervista sottolinea come in ogni Paese in cui vi sia verificato un focolaio, l’andamento del contagio è stato simile, a prescindere dall’intervento dei governi. Il dottor Levitt ha notato come dopo circa due settimane di aumento esponenziale nelle infezioni, la crescita della curva si interrompe e la stessa inizia a rallentare. L’obiezione che sorge spontanea a questo punto del ragionamento è che la crescita esponenziale rallenti proprio grazie al lockdown, e che in assenza di questo continuerebbe nel suo andamento, in maniera indisturbata. Ciò può essere sicuramente vero, ma cerchiamo di ragionare. Affinché ciò sia vero, dovremmo assumere che tutti i lockdown siano uguali, cioè che in tutti i Paesi in cui si è verificato un andamento similare, siano state intraprese esattamente le stesse regole di distanziamento sociale, ed eseguite in maniera esattamente uguale dai cittadini, senza importanti differenze. È davvero realistico assumere ciò?

Nel grafico qui sopra sono presentati i dati sulla mobilità forniti da Apple e confrontano Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna e Italia. La differenza tra questi quattro Paesi, in termini di mobilità, è evidente. Altri stati ancora hanno invece deciso di attuare regole di distanziamento sociale molto più blande limitandosi a raccomandazioni generali, e vietando gli assembramenti numerosi. È il caso della Svezia, ad esempio, ma anche del Brasile e di alcuni Stati negli Stati Uniti d’America. Nonostante ciò in tutti questi Paesi, l’andamento della curva epidemiologica sembra essere, per il momento, lo stesso. Un incremento iniziale molto ripido, ed un picco che si trasforma molto presto in un plateau. L’evidenza grafica è abbastanza eloquente. Insomma, diversi gradi di distanziamento sociale, hanno prodotto risultati molto simili in termini di andamento dell’epidemia. Risultato davvero curioso. Potrebbe a questo punto esserci qualcos’altro in grado di condizionare l’andamento della curva, in maniera più importante o comunque altrettanto decisiva. Nel report del Comitato Tecnico Scientifico è possibile osservare un grafico, riportato in figura 2, che rappresenta l’andamento di R0 nel tempo.

Osservando questo secondo grafico, la prima cosa che salta all’occhio è l’evidente riduzione del numero di riproduzione avvenuta ben prima che venisse introdotto il lockdown nazionale. Cosa è accaduto in quelle settimane? Si sono verificati i primi casi, l’ormai famoso paziente 1 viene ricoverato all’ospedale di Codogno, e si effettuano le prime zone rosse degli 11 paesi della provincia di Lodi e del paese veneto di Vo’ Euganeo. La speculazione è la seguente. Gli italiani, resisi conto della presenza di un nuovo pericolo si sono adattati di conseguenza, iniziando a praticare un volontario distanziamento sociale. Riducendo le uscite, i contatti, i viaggi sui mezzi pubblici e le serate al ristorante o al bar. Hanno iniziato a prendere precauzioni, evitando luoghi affollati ed assembramenti, rispettando le norme di igiene in maniera ferrea o iniziando ad utilizzare mascherine e dispositivi protettivi. Se questa, che per ora rimane una speculazione, venisse confermata, potremmo asserire, che ancora una volta la reazione degli individui è molto più rapida ed efficace di quella dei governi.

Questa è la posizione di Johan Giesecke, uno dei più importanti epidemiologi al mondo, consulente del governo svedese e promotore di un approccio che potremmo definire, semplicisticamente, di “immunità di gregge”. “Le persone non sono stupide”, continua a ripetere in maniera ossessiva il professor Giesecke ogni volta che viene intervistato da una tv internazionale. Per lui è sufficiente dare informazioni ed indicazioni precise ai cittadini e fare affidamento al loro buonsenso. Giocano poi un ruolo cruciale alcune norme igieniche di base e forme di distanziamento sociale non eccessivamente invasive, come l’indicazione di mantenere una certa distanza o la cancellazione di grandi eventi. Tutte le altre misure, secondo il professore Giesecke, sembrano essere eccessive e ingiustificate. Chiaramente, è ancora troppo presto per poter dire chi ha ragione. Ma la realtà è certamente più complessa di come vogliono farci credere, giornali e televisioni italiane, intente a lodare l’operato salvifico del governo italiano. Anche solo fingendo di dimenticare per un attimo gli effetti nefasti dal punto di vista economico, sociale e psicologico del lockdown italiano, questa scelta potrebbe non essere stata la più efficiente anche per contenere l’epidemia. Sono ormai svariati, infatti, gli esperti che indicano come forme di lockdown più “smart” e finalizzate a proteggere i più vulnerabili siano non solo più sostenibili ma anche più efficaci.

Solidarietà a Vitalba Azzollini, sotto attacco per aver detto che le App di contact tracing sono un rischio per la nostra privacy!

Oggi vogliamo esprimere la nostra solidarietà e vicinanza a Vitalba Azzollini che, fin dal primo giorno di questa pandemia, è in trincea per difendere le libertà individuali. 

Tra le prime a sottolineare le incongruenze ed i rischi degli atti limitativi delle nostre libertà, ora si trova sotto attacco per aver fatto notare che il contact tracing, oltre a poter comportare un rischio per la privacy, in assenza di testing appropriato non è il “silver bullet” che sconfigge definitivamente il virus.

Link all’articolo di Vitalba sul contact tracing

Il contact tracing rischia di essere l’ennesimo modo per scaricare le colpe dei fallimenti di uno Stato inefficiente sui cittadini, attentando ulteriormente alle loro libertà. Concetto che anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo sottolineato

Link all’articolo sul nostro blog

Una crisi sanitaria, anche molto seria come questa, non può essere un motivo valido per abbandonare acriticamente la difesa delle libertà individuali. 

Viva Vitalba Azzollini  e tutti quelli che come lei continuano a difendere la libertà!

Uno spettro si aggira per l’Italia della resurrezione: lo Stato Imprenditore

Articolo di Pietro Bullian: MSc in Economics presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano 

In avvio della Fase (1.)2, i prescelti dal governo hanno tracciato la rotta da intraprendere per la ricostruzione dell’economia nazionale falcidiata dal lockdown: la prospettiva, fin qui, non sembra incoraggiante.

In un’intervista a La Repubblica del 26 aprile, la consulente del governo Mariana Mazzucato ha auspicato la transizione verso “uno Stato imprenditore che decida dove investire”. L’economista espone l’obiettivo ambizioso di attuare la rivoluzione della green economy, così come quello di colmare il digital divide nella popolazione e tra le varie aree del paese. Tutti obiettivi meritevoli, ma – come ben sappiamo – la via ad ogni forma di Stato coercitivo ed autoritario è da sempre lastricata delle migliori intenzioni.

Cerchiamo dunque di capire quali siano i passaggi più controversi di questo piano – e perché siano preoccupanti e allarmanti per il mondo delle imprese in questo grande momento di difficoltà.

L’intervista inizia spiegando “l’approccio ‘mission oriented’, cioè […] l’importanza di indirizzare gli investimenti pubblici e privati verso le aree che possano catalizzare innovazioni a livello intersettoriale […]. Si tratta di avere uno Stato con un ruolo di catalizzatore con l’obiettivo di intercettare e indirizzare gli investimenti.” L’obiettivo è lodevole, ma muove dal presupposto che le “aree che possano catalizzare innovazioni a livello intersettoriale” verranno identificate correttamente (e per primo) dallo Stato. In altre parole, si sottintende che lo Stato sappia, meglio (e in anticipo) rispetto agli imprenditori, dove vale la pena investire e dove si genererà più innovazione nel futuro. Una supposizione piuttosto audace.

Nel prosieguo dell’intervista – per fortuna – la consulente del governo non parla di distinzioni nel garantire quegli aiuti purtroppo vitali alle imprese in un periodo di emergenza senza precedenti come questo, ma instilla comunque il dubbio che le imprese saranno poi debitrici morali dello Stato, specificando: “per ora le si aiuta, mettendo fra le clausole che rispetteranno alcune regole, per esempio su come e cosa investire”. Dichiarazione preoccupante: pare, infatti, si vogliano “ricattare” le imprese che riceveranno aiuti, le quali dovranno impegnarsi in cambio a effettuare investimenti nei modi e nelle forme previste dallo Stato.

Ma quali sono questi modi e queste forme? L’economista del governo chiarisce che “il tavolo delle trattative per le condizionalità dovrà avere elementi diversi, a seconda delle specificità settoriali e del tipo di azienda”. La vicenda, a questo punto, si complica ulteriormente. La professoressa Mazzucato pare avanzare l’ipotesi che funzionari del governo (non meglio identificati) saranno chiamati a vagliare una ad una le proposte delle aziende, per poi stabilire – sempre con l’audace assunzione che la completezza informativa risieda nelle mani dei funzionari di Stato – la validità dei loro business plan (parliamo di quasi 4 milioni e mezzo di imprese attive in Italia). Uno scenario a dir poco preoccupante, che obbligherebbe tra l’altro il mondo delle imprese italiane, già in grande difficoltà, a sborsare milioni di euro in consulenze per la redazione delle proposte da presentare ai funzionari del governo.

Ironicamente, negli stessi giorni, il commissario per la gestione dell’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, ha fornito la prima prova della potenza di fuoco dello Stato Imprenditore, bloccando de facto il mercato italiano delle mascherine in un solo giorno. Le successive uscite del commissario sul tema hanno dimostrato il livello di considerazione dei meccanismi più basilari del mercato e della formazione dei prezzi; meccanismi che, apparentemente, il commissario non ritiene importanti, dal momento che ha in seguito specificato come – a suo avviso – “il mercato per questo tipo di beni non dovrebbe esistere”. Non si capisce perché, a questo punto, debba esistere un mercato per il pane, per l’acqua potabile, per la pasta e per una serie di altri beni cosiddetti “essenziali” – che tuttavia hanno, piaccia o meno al commissario, dei prezzi di mercato.

Il prezzo calmierato di vendita imposto, infatti, è stato considerato con riferimento al costo di produzione (marginale?) pre-emergenza, che non includeva tutti i costi di riconversione e ampliamento della produzione che le imprese impegnate nello sforzo di fornire milioni di mascherine al giorno hanno dovuto sostenere in questi mesi. Inoltre, l’immediata applicazione del calmiere non ha tenuto conto dei tempi di approvvigionamento; molti commercianti, infatti, hanno pagato le mascherine di cui si sono riforniti (sul mercato) molto più di quanto non dovrebbero ora incassare per la vendita. Il commissario si è premurato di specificare di aver “fissato il prezzo massimo di vendita, non un prezzo massimo di acquisto”, non chiarendo in un primo momento chi avrebbe dovuto sopportare la perdita data dalla differenza dei due prezzi, ovvero come sarebbe stata corretta la distorsione del mercato causata dall’ordinanza stessa.

Per usare un eufemismo, la prima prova dello Stato Imprenditore, che indirizza il mercato al servizio del bene comune, poteva andare meglio.

Tuttavia, al di là di facili ironie, ciò che tutti questi ragionamenti tradiscono è una base ideologica che non tiene in considerazione le più basilari dinamiche dell’economia di mercato in cui viviamo.

Sia per quanto riguarda il mercato delle mascherine, sia per quanto riguarda il mercato degli investimenti, l’assunzione a priori è che lo Stato conosca meglio del mercato (ovvero di tutti noi, produttori e consumatori) le dinamiche di formazione dei prezzi. In altre parole: che lo Stato sia in grado di valutare meglio del consumatore quanto sia opportuno pagare per un bene di consumo; che lo Stato sia altresì in grado di valutare meglio di un investitore quale sia il progetto di investimento migliore; infine, che lo Stato sia in grado di valutare meglio di un’impresa come poter rendere più efficiente il proprio processo produttivo. Questo “Stato che tutto sa e tutto vede” sarebbe, in altre parole, un pianificatore centrale.

I prezzi – lo si vede, ad esempio, nel mercato degli articoli firmati – altro non rappresentano che il valore che i soggetti (i consumatori) attribuiscono a degli oggetti. Questo valore si crea spontaneamente per tutti i beni in natura – inclusi i beni illegali, che, pur al di fuori di ogni regola e legge, sviluppano dei prezzi propri. Distruggere il meccanismo di formazione dei prezzi vuol dire attribuirsi la capacità di “indovinare” le preferenze di tutti gli agenti economici in ogni dato momento. Qualcuno pensa davvero che sia sensato? Ha mai funzionato storicamente?

Si tratta di un’impostazione pericolosa, intrinsecamente autoritaria, perché ha il fine ultimo di sostituire le preferenze degli individui con delle “preferenze di Stato” (ovverosia le preferenze dei suoi funzionari) nella sicura idea che siano necessariamente migliori e più funzionali al benessere collettivo. Lo stesso principio, mutatis mutandis, è stato applicato immancabilmente da tutti i regimi autoritari della storia, per tante e diverse vie, tutte lastricate di buone intenzioni che avrebbero dovuto (temporaneamente) sacrificare gli individui sull’altare del “bene comune”.

Nessuno pensa che le idee dei consulenti del governo si spingano a tanto. Tuttavia, è giusto mettere in guardia dalle buone intenzioni che, se mal indirizzate, possono avere conseguenze imprevedibili sulle nostre libertà ed il nostro benessere.

Largo al Futuro: Tutti dovranno avere la possibilità di essere i liberi artefici del proprio destino e futuro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Porcelli Massimiliano, fan del nostro blog.

Secondo recenti studi, il danno provocato dal COVID-19 in Italia sarà di 641 miliardi e con il termine “danno” non si deve solo intendere il grande costo sanitario ma soprattutto il gravissimo e ben peggiore costo finanziario e sociale dovuti a un lockdown che durerà ancora a lungo e che sta distruggendo il Paese giorno dopo giorno, portando alla morte di tante piccole e medie aziende che sono la base economica della nazione.

Tralasciando le giustissime polemiche sulle Fase 2 (o meglio la “Fase 1 bis“) ancora una volta chi sta fuori dalla mente dei politici nostrani, dei Dpcm e delle “millemila” task force, create negli ultimi mesi per aumentare ancora di più il caos governativo del Paese, sono purtroppo ancora una volta i giovani.

I giovani in Italia solo la classe sociale più bistrattata e mal considerata. Senza voler recare insulti a nessuna classe sociale, l’Italia si attesta come sempre come un “paese per vecchi” che fa leggi e procedimenti per vecchi e non investe in persone che possono scrivere il futuro ma in chi il futuro l’ha già scritto e vissuto.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’Italia perderà circa il 9% del suo PIL e la crisi del COVID-19 supererà a livello mondiale la Grande Depressione del 1929 e la Grande Recessione del 2008. Le prospettive sono tutt’altro che rosee e ciò genera nella popolazione sconforto che, se non gestito, può tramutarsi in rabbia, odio e ribellione. Nessuno ha pensato a finanziare le aziende o le idee dei giovani per ricreare il lavoro né ad abbassare le tasse e le imposte per aiutare le giovani famiglie e, soprattutto, si sta gestendo con una superficialità disarmante il mondo della scuola, soprattutto il mondo universitario, senza dimenticare i maturandi del 2020.

Cosa la politica lascerà ai suoi figli? Per ora abbiamo solo tasse, burocrazia e impedimenti di ogni tipo. I giovani, però, hanno tutto il diritto di gestire la propria esistenza e il proprio futuro e, soprattutto, hanno il diritto di lavorare, non di vivere di sussidi o elemosine statali, che sono solo bacino di voti e corruzione.

Una decrescita non è mai felice e una nazione che vuole rinascere non si può fondare su politiche parassitarie. Tutti dovranno avere la possibilità di essere i liberi artefici del proprio destino e futuro, ricreando lavoro e progresso senza le catene di alcuna istituzione.

#TorniamoLiberi #Rondini