No, l’Italia non è (ancora) di nuovo fascista

Giorgia Meloni è stata eletta nuovo primo ministro in Italia e, nonostante diverse difficoltà, le è stato debitamente conferito il ruolo. Il passaggio da una lunga e quasi ininterrotta serie di governi tecnocratici a un governo di destra non è stato esattamente agevole. Meloni proviene da un partito relativamente nuovo, Fratelli d’Italia, che ha avuto un successo incredibile negli ultimi due anni.

Condivide la sua coalizione, su cui conta per mantenere il posto di nuovo capo del governo, con i precedenti leader della destra italiana: il partito della Lega Matteo Salvini e Forza Italia di Silvio Berlusconi. C’è stata resistenza alla sua stessa agenda politica non solo dai partiti all’opposizione, naturalmente, ma anche dalle recenti dichiarazioni degli altri due leader all’interno della sua stessa coalizione. La situazione rischia di destabilizzare il governo e di minarne il mandato.

La sfida più difficile per Giorgia Meloni, tuttavia, sia durante sia dopo le elezioni in Italia, è probabilmente venuta dalla reazione fuori dai confini nazionali alla sua prevista vittoria. La maggior parte dei media stranieri sta descrivendo l’elezione della “leader di estrema destra dopo Mussolini” come una minaccia tangibile di un ritorno al fascismo in Italia. Mentre la CNN e la BBC, tra gli altri, guardano con grave preoccupazione alla sconfitta della sinistra moderata che voleva mantenere al potere il difensore dell’UE Draghi, l’opinione pubblica italiana è caduta qua e là preda della stessa isteria indottada reductio-ad-Hitlerum.

Lungi dall’essere limitati al clamore dei social media, questi pareri hanno fortemente influenzato l’accoglienza istituzionale del nuovo governo italiano in Europa. Ursula von der Leyen ha sentito la necessità di rassicurare gli Stati membri che l’UE avrebbe avuto i mezzi per impedire decisioni politiche in Italia che sarebbero andate contro i valori e le politiche europee. Inoltre, il ministro francese degli Affari europei ha provocato un piccolo incidente diplomatico quando si è offerto di “prestare molta attenzione allo Stato di diritto in Italia” a seguito dell’elezione di Meloni.

Sicuramente Giorgia Meloni non è un’appassionata sostenitrice di un’economia di libero mercato o delle libertà sociali, ma perché tanta preoccupazione per la presunta svolta autoritaria della politica italiana? Come mai Meloni ha dovuto rassicurare l’UE sul fatto che “i conservatori non sono mostri” e che la destra dovrebbe essere considerata una posizione accettabile in Occidente? Nemmeno il fatto che sarà effettivamente la prima donna premier in Italia ha rappresentato una garanzia di ragionevolezza per l’opinione pubblica straniera di sinistra. Quindi, dovremmo aspettarci un inevitabile orientamento verso un regime totalitario in Italia nei prossimi anni a seguito dell’elezione di una coalizione di destra?

Ci sono ottime ragioni per pensare che le idee politiche dei Fratelli d’Italia, pur essendo di forte natura conservatrice, siano ancora ben lontane dagli echi autoritari del fascismo. Tanto per cominciare, le differenze con l’agenda politica dei principali concorrenti della coalizione di destra alle elezioni generali, il Partito Democratico di centro-sinistra, sono minime e si concentrano principalmente su questioni sociali e fiscali.

Inoltre, Meloni ha piani chiari (che, tra l’altro, sono garantiti dal Presidente della Repubblica di sinistra, Sergio Mattarella) per rimanere in linea con l’Occidente per ciò che riguarda le sfide internazionali più urgenti al giorno d’oggi: soprattutto, l’alleanza con l’Ucraina contro la Russia. Molte volte ha rassicurato il suo pool elettorale che le sue intenzioni sono di rimanere saldamente in linea sia con la NATO sia con l’UE, il che risuona in netta opposizione alle tensioni autocratiche di Mussolini che il duce ha orgogliosamente presentato fin dall’inizio con la Società delle Nazioni.

Nel complesso, questa reazione esagerata a un improvviso cambiamento del panorama politico italiano è un segno dell’immaturità del popolo e delle istituzioni italiane (e internazionali) verso l’essenza stessa della democrazia. Ma scavando più a fondo, possiamo scoprire che questa intolleranza al cambiamento istituzionale ha radici più inquietanti nella società italiana.

L’Italia si è sempre pericolosamente orientata verso l’autoritarismo. Questa è sia una causa sia una conseguenza dell’intolleranza dell’Italia al cambiamento istituzionale. Una causa, come la minaccia sempreverde della coercizione ha reso il popolo italiano insalubremente sospettoso delle proprie istituzioni, per quanto democraticamente elette; una conseguenza, come sempre più diffidenza e mancanza di coesione sociale rendono la popolazione italiana sempre più incline all’estremismo, e a cadere preda di influenze straniere nella formazione della propria opinione pubblica. Quindi, no: Meloni non sarà in alcun modo la prossima dittatrice fascista italiana. Una tale affermazione è semplicemente antistorica e politicamente viziosa. Eppure, qualsiasi teorico e osservatore politico dovrebbe diffidare dell’instabilità intrinseca della politica italiana ed evitare di rilassarsi troppo quando le cose sembrano andare storte.

L’articolo è stato pubblicato originariamente su Young Voices Europe

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