Le Tasse Aeroportuali

Oggi vogliamo parlare di un argomento che, sebbene tocchi sempre più persone da vicino, non viene mai affrontato, se non in rarissimi casi: le tasse aeroportuali. Ne parliamo perché arrivano ad incidere su più del 70% del prezzo di un biglietto aereo. Ma perché sono così elevate? E quali voci sono comprese?

Partiamo dall’inizio. Se, dopo aver comprato un volo, avete dato un’occhiata al dettaglio dei costi, vi sarete accorti che la cifra finale è divisa in due sezioni: la “tariffa del volo” vera e propria e, per l’appunto, le “tasse aeroportuali”. Se per la tariffa non ci sono dubbi, in quanto è il vero e proprio costo del ticket – applicato dalla compagnia aerea – il cui prezzo è certo e determinato, non si può dire lo stesso per le tasse aeroportuali, instabili e fluttuanti, che dipendono da numerosi fattori.

Le voci più “imponenti” di queste ultime sono rappresentate dal “YQ”: ovvero il Codice unico per i ‘costi di sicurezza’, ‘assicurazione’ e ‘l’addizionale Fuel Surcharge’. E’ la voce più “pesante” delle tasse aeroportuali (circa l’85% delle stesse).

Il ‘sovrapprezzo del carburante’ sul prezzo (finale) del biglietto, viene deciso dalle compagnie per far fronte alle variazioni del prezzo del petrolio;

La ‘tariffa per la sicurezza’, introdotta a seguito degli attentati del 9/11, è per far fronte alle spese per l’acquisto di nuovi macchinari, l’assunzione del personale di sicurezza e la modifica delle procedure ai varchi dei controlli: su queste la compagnia, ovviamente, non decide nulla, in quanto le regole sono decise dalle agenzie internazionali. Se da un lato, sono state misure utili, poiché fatti del genere non si sono più ripetuti, dall’altro hanno influito molto sull’aumento dei prezzi – determinando un minore accesso al mercato aereo da parte dei consumatori meno abbienti – e, soprattutto, hanno reso normale esaminare fin nell’intimità i viaggiatori, violandone così la libertà e la privacy. E’ il ben noto bilanciamento tra libertà e sicurezza.

Un’altra grossa percentuale delle tasse aeroportuali è determinata dall’“IT”, cioè i ‘diritti di imbarco’: sono i costi che ogni compagnia aerea versa al gestore/proprietario dell’aeroporto per l’utilizzo delle sue infrastrutture. Variano ovviamente da aeroporto ad aeroporto e a seconda della lunghezza delle tratte. Su questo punto non abbiamo nulla da ridire: è giusto che gli utenti di un servizio (compagnia e viaggiatori) si spartiscano il costo di un servizio di cui usufruiscono. Generalmente, si può dire, le tasse sono legate all’aeroporto e vengono riscosse dal gestore per coprirne i costi. Solitamente aeroporti più piccoli applicano tasse più basse: ecco spiegato perché le compagnie low cost li scelgono.

Ma una tassa vera e propria, oltre la “FN” che sarebbe l’IVA, calcolata al 10%, sui diritti aeroportuali, è indicata con “HB”, ovvero ‘l’addizionale’ di competenza del Comune, del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, della Salute e del Ministero dell’Interno, dal valore perlopiù fisso: questa tassa include il ‘rimborso’ ai comuni limitrofi agli aeroporti per il disagio causato dal rumore degli aerei. A cosa servano di preciso non è dato saperlo. Ma immaginiamo che ognuno di questi enti abbia sentito la necessità di avere un introito ulteriore, sfruttando un mercato sempre in crescita come quello del trasporto aereo.

Un esempio potrà chiarire sulla questione: Secondo quanto riportato dal Sindaco di Fiumicino, in una lettera alla Presidenza del Consiglio e all’ANCI, l’addizionale comunale attuale per l’aeroporto di Fiumicino è di 8 euro: 5 euro a passeggero vanno direttamente all’Inps per un fondo integrazione Alitalia, 2 euro per ‘Roma Capitale’ (circa 40 milioni di euro in totale) per il pagamento del debito pregresso e 1 euro alla Ragioneria dello Stato che a sua volta li divide in 30 milioni devoluti all’Enav, il 60% della rimanenza va al Ministero dell’Interno e il 40% sempre al Ministero dell’Interno che li ripartisce ai Comuni aeroportuali.

C’è poi un ‘corrispettivo’, indicato con “EX”, per il ‘controllo bagagli da stiva’, legato ad ulteriori operazioni di sicurezza, ma… aspettate… non l’avevamo già considerato?

Stesso discorso vale per il “VT”, il ‘corrispettivo per la sicurezza del passeggero e del bagaglio a mano’. Perché non comprendere questi costi nella tariffa per la sicurezza? Sempre che già non lo siano: in questo caso, chi ha deciso l’esistenza di questi costi, tra gestori aeroportuali e agenzie per la sicurezza?

Infine, bisogna considerare l’“MJ”, ‘l’assistenza ai passeggeri disabili o a mobilità ridotta’, giustissima nel caso tra i viaggiatori ci siano persone con queste caratteristiche… ma in caso non ci siano perché richiederla?

L’“NH”, la tassa sull’utilizzo dei terminal da parte del passeggero. Ovvero, per accedere alle sale (check in, gate etc) dell’aeroporto vi fanno pagare una tassa;

L’“YR”, il corrispettivo dovuto per la vendita del biglietto, che varia a seconda del canale di acquisto (agenzia viaggi, sito internet, ecc);

L’“XT”, che indica un insieme di più tasse che, per motivi di spazio, non possono essere tutte specificate nel biglietto;

E la ‘Tassa di solidarietà’ a sostegno dei paesi del terzo mondo (varia da 1 a 40 euro, in base alla destinazione e alla classe di servizio prenotata).

L’ultima voce – ma non per dimensione – sono le “VARIE”, che comprende i ‘diritti di imbarco’, il ‘contributo per la sicurezza’ ed il ‘servizio al passeggero’: ma come, di nuovo? Si tratta dei costi che la compagnia aerea versa al gestore dei servizi aeroportuali, come le operazioni di check-in, di sicurezza doganale e/o servizi per i passeggeri, etc, di tutti gli aeroporti – oltre quello di partenza – inclusi nella tratta del proprio ticket.

Cosa ci dice questa analisi? Pur essendo una voce fissa sul dettaglio dei costi del biglietto, le tasse aeroportuali sono molto variabili, a seconda dell’aeroporto e della lunghezza del volo, ma costituiscono sempre una fetta enorme del costo finale di un biglietto aereo. Un costo solo in minima parte imputabile direttamente alla compagnia, e che invece è molto legato all’andamento del costo del carburante e, soprattutto, ai costi di gestione e della sicurezza degli aeroporti, che si presentano più di una volta o, quantomeno, su cui c’è una grande confusione. 

Siamo convinti che alcuni di questi costi possano tranquillamente essere evitati ed altri possano essere rivisti, con guadagno di tutti: gestori aeroportuali, compagnie aeree e viaggiatori. Speriamo che questo nostro approfondimento, possa avviare un fruttuoso dibattito sull’argomento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *