La Corea del Sud ha preservato la società aperta ed ora i tassi di infezione stanno diminuendo

Articolo tratto e tradotto da AIER.org (di Peter C. Earle)

Qual è il modo migliore per affrontare la pandemia: quarantena e legge marziale imposta dallo Stato in base alla geografia oppure mantenendo la società aperta nel mentre ci si affida a medici professionisti, individui, famiglie e comunità per prendere decisioni intelligenti?

Un mese fa, una domanda del genere sarebbe stata puramente ipotetica, ma la risposta negli Stati Uniti sarebbe già stata data. Dopotutto, questo è uno Stato di diritto, con una Carta fondamentale dei diritti, dei limiti al potere statale ed una basilare fiducia nella libertà. Giusto?

Come cambiano le cose durante una crisi! Sindaci e Governatori in tutto il paese stanno imponendo quarantene, non perché queste funzionino veramente ma solo perché non vogliono essere incolpati per non aver agito in qualche maniera. Quindi dobbiamo considerare questa domanda essenziale: cosa funziona?

La Corea del Sud ha visto una costante diminuzione dei nuovi casi di Coronavirus durante la seconda metà della prima settimana di marzo. Il Paese ha avuto il quarto maggior numero di casi di Coronavirus al mondo. Non sono state però predisposte delle quarantene imposte da militari armati in nessun luogo. Invece, le uniche attenzioni che si sono prese sono state rivolte ai test a tappeto ed all’isolamento dei malati.

Dopo la media di oltre 500 nuovi casi al giorno, fino all’ultima settimana di febbraio, nel primo weekend di marzo il totale dei contagi giornalieri è sceso da 438, a 367 ed infine a 248, secondo il Korea Center for Disease Control.

Com’è stato possibile che senza schierare i militari od imporre una quarantena forzata e diffusa, rallentare la diffusione del Coronavirus in Corea del Sud?

In realtà, ci sarebbe una domanda migliore: perché gli Stati Uniti (e l’Italia, n.d.r) dovrebbero copiare la Cina piuttosto che la Corea del Sud?

Al momento gli Stati Uniti sono nel bel mezzo della campagna elettorale, nel mezzo di arroganti invocazioni alla Costituzione ed alla Dichiarazione di Indipendenza (e non sempre molto coerenti). Certo, i discorsi sono generalmente a buon mercato – e sono tanto più a buon mercato quando provengono dalla bocca dei politici. Ma è proprio in tempi di crisi che viene messa a nudo la veridicità del proprio impegno per la libertà ed i diritti umani. La differenza tra gli Stati Uniti e la Cina è che quest’ultima non ha la pretesa di avere rispetto per la libertà, o di elevare e non-violare i diritti individuali.

La Corea del Sud ha puntato sul diritto di proprietà privata per contrastare la diffusione del virus, con i proprietari di case enogozi che appendono e fanno rispettare i segnali “no mask, no entry” (senza la mascherina non entri). (Immaginate come alcuni americani – ed italiani, n.d.r. – reagirebbero davanti al fatto di essere allontanati o di vedersi negato un servizio in base alla sola discrezione del proprietario).

Sono stati disposti su tutto il territorio nazionale dei presidi per fare i test, in cui ci si reca senza scendere dalla propria auto, attraverso i quali le persone, dopo un test di dieci minuti, vengono informate entro poche ore se sono infette. Nelle prime fasi della pandemia è stata creata un’app da telefono per l’autodiagnosi volontaria e sono stati istituiti dei centri “living and treatment” sullo spirito della “soft quarantine”.

Per lo più, però, i sudcoreani hanno agito in base alla loro esperienza con la pandemia del virus H1N1 del 2009: si lavano spesso le mani, facendo uno sforzo per non toccarsi il viso, indossano mascherine e mantenendo il distanziamento sociale nella misura del possibile. L’alto livello di accesso alla “personal technology” in Corea del Sud rende tutto questo facilmente praticabile, data l’onnipresenza delle telecomunicazioni video e di altre tecnologie simili.

E’ evidente il contrasto con gli sviluppi che si sono avuti nello stesso weekend in cui l’Italia ha messo il suo intero paese in quarantena, dove i casi positivi sono passati da 5.000, a 6.000 ad oltre 8.500. Le morti per Coronavirus sono aumentate nello stesso periodo da 366 a 631 (tutte le cifre al 10 marzo).

È vero che alcuni aspetti della gestione dell’epidemia da parte della Corea del Sud violano comunque i diritti individuali, in particolare per quanto riguarda quello alla privacy. L’uso delle telecamere di sorveglianza ed il monitoraggio del telefono cellulare e delle attività bancarie delle persone probabilmente colpite dal Coronavirus violano gravemente qualsiasi principio che sia anche marginalmente libertario. Ma il punto prevalente è che con modalità molto più morbide – molto più rispettose del singolo cittadino rispetto a quelle adottate da qualsiasi altra parte, compreso il “putativo” bastione delle libertà degli USA il governo sudcoreano ha prodotto dei risultati superiori rispetto alle misure autoritarie molto più pesanti predisposte dalla Cina, dall’Italia, dagli Stati Uniti e da praticamente ogni altra nazione afflitta.

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