Coronavirus. Criticare il Governo non vuol dire essere “sciacalli”

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Coronavirus. Criticare il Governo non vuol dire essere “sciacalli”

Questi giorni che stanno mettendo alla prova il nostro Paese ci dicono tante cose.  Ad oggi si contano 528 casi (tra cui vi sarebbero anche dei bambini) e 14 vittime, quarantene imposte nei due focolai di Lombardia e Veneto; scuole, università, cinema e altri luoghi di aggregazione chiusi; orari ridotti per gli esercizi commerciali, città come Milano semi-vuote. Di fronte a questa situazione, che non può che suscitare preoccupazione ed uno stato d’ansia generale (ma che è ben lungi da diventare una “psicosi”, termine che troppo spesso viene usato impropriamente) è perfettamente normale che più di qualche voce si alzi contro il nostro Governo.

Perché, effettivamente, ai più risulta incomprensibile come sia potuto accadere che, da pochi casi circoscritti, si sia arrivati ad essere il primo Paese in Europa per numero di contagi ed i terzi al Mondo. Che cosa non si è fatto? Perché non lo si è fatto prima? Tutte domande legittime.

Il Governo italiano ha chiesto alle forze politiche di condividere i provvedimenti presi per arginare l’epidemia di #Coronavirus, motivando questa richiesta con il fatto che l’interesse dei cittadini dovesse superare ogni polemica e divisione. Ma è assai difficile che questi appelli, pelosi e tardivi, all’“unità nazionale” ed al “bene comune” possano essere accolti, soprattutto se si tiene conto di una serie di debolezze del nostro sistema, che ovviamente preesistevano allo scoppio dell’epidemia, ma che con questa si sono acuite, soprattutto alla luce della cattiva gestione della comunicazione, sia interna che estera, messa in campo dal Governo nei giorni della crisi. 

In questo sentiamo che sia giusto sostenere, come ha ben fatto notare Nicola Porrosulla sua celebre “Zuppa” che “criticare il governo non vuol dire essere degli sciacalli”. Criticare l’azione di un Governo è sempre “cosa buona e giusta”, perché, ottimisticamente parlando, lo si può costringere a prestare più attenzione e a conformare il suo atteggiamento a dei canoni più razionali, oppure, aiutarlo a prendere atto della sua inadeguatezza ed invitarlo a farsi da parte, per lasciare il posto a persone capaci di proporre soluzioni più ponderate.

Perché, al di là degli appelli, è ormai chiaro a tutti che il Governo abbia “peccato” di negligenza e supponenza oltre ai limiti del tollerabile. Una situazione che dovrebbe essere come minimo “scomoda” per tutti coloro che, a differenza nostra, vedono il Governo come l’unica ancora di salvezza per preservare l’ordine sociale ed il quieto vivere civile: molto spesso, i Governi sono i primi responsabili degli scossoni arrecati allo stesso ordine sociale ed allo stesso quieto vivere civile che si vuole preservare. Uno spunto su cui riflettere (se si ha voglia).

E veniamo a quali sono gli errori e le mancanzeche ha manifestato il “Governo”(e lo diciamo in quanto tale, dunque, a prescindere dal colore politico che avrebbe avuto in circostanze diverse dalle attuali), discorso che può essere allargato al resto delle Istituzioni ed ai ben noti “corpi intermedi”.

In principio fu… “il Governo ha adottato le misure più restrittive per fronteggiare la diffusione del Coronavirus”, “abbiamo bloccato i voli, siamo facendo i controlli della temperatura corporea negli aeroporti”, “l’Italia ha fatto molto di più degli altri Paesi”. Mantra ripetuti a reti unificate per giorni. 

Poi, però, sono scoppiati i focolai in Lombardia e Veneto. Qualcosa non ha funzionato, e persino l’Organizzazione mondiale della sanità(OMS) – alle cui indicazioni il Governo diceva essersi atteso “scrupolosamente” – per bocca di Walter Ricciardi, ha rimproverato all’Italia “di avere agito in maniera non efficace al virus, perché la scelta di non mettere in quarantena tutti coloro che arrivavano dalla Cina ci ha resi suscettibili a una minaccia non ancora completamente esplorata dalla “comunità scientifica”. Per di più, la sospensione dei voli dalla Cina ha creato un’illusoria parvenza di sicurezza, mentre i portatori del virus arrivavano per altre vie”. Questa è stata, in definitiva, “una scelta non scientifica”. Se un Governo non si attiene alle raccomandazioni degli organi internazionali che lui stesso si è impegnato a seguire, poi non lamentarti se fioccano le critiche.

E non si è comportato meglio nemmeno nei confronti delle Regioni, Lombardia e Veneto, le quali  avevano chiesto già tempo addietro, per bocca dei loro rappresentanti, misure volte al contenimento della diffusione del virus, come quella di effettuare dei controlli sanitari approfonditi e di isolare o mettere in quarantena per almeno due settimane gli alunni che fossero stati in Cina nelle due settimane precedenti (indipendentemente che fossero cinesi o meno, è bene precisare), prima di poter rientrare nelle scuole. A questi il Governo ha risposto che erano provvedimenti “sproporzionati” e che violavano il “diritto all’istruzione”. Bene. Ora le scuole sono chiuse per tutti, con buona pace del “diritto all’istruzione”. Se prima dici che non vuoi lasciare a casa gli studenti di rientro dalla Cina, e poi fai chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado per una settimana, poi non lamentarti se fioccano le critiche.

Scelte di questo tipo, come anche quelle che sono state messe in atto “di concerto” con le Regioni interessate una volta che sono scoppiati i focolai, sarebbero anche compatibili con una teoria dello “Stato Minimo” e non hanno destato particolare risentimento nella popolazione, che le accettate. Giuste, anche se con sofferenza, la loro disposizione. Ma se non vuoi fare nemmeno quello che uno “Stato Minimo” potrebbe fare, poi non lamentarti se fioccano le critiche.

Non è andata meglio nemmeno alla comunità cinese, che aveva chiesto (come a Prato) di poter mettere in atto l’auto-quarantena, insieme agli spazi per farlo. Niente. Nemmeno l’Ancap ti lasciano fare in santa pace. Se non stai a sentire nemmeno quando i tuoi stessi cittadini vogliono mettersi di propria volontà in quarantena, poi non lamentarti se fioccano le critiche.

Come se non bastasse, e come se la situazione lo richiedesse, abbiamo dovuto assistere anche al “battibecco fra Istituzioni”, con il Capo del Governo che prima si dice “sorpreso” dell’impennata dei contagi, scatenando l’ansia della popolazione invece di rassicurarla; poi le minacce di divulgare degli screenshot con cui si voleva dimostrare il silenzio dell’opposizione, come fosse una liceale appena mollata dal fidanzato, fino ad arrivare al Presidente della Lombardia che lascia una video-conferenza incazzato nero perché, sempre il Capo del Governo, avrebbe insinuato che la “colpa” del contagio fosse tutta delle Regioni che non avevano seguito i protocolli. Se fai i richiami all’unità ma poi giochi allo “scaricabarile”, poi non lamentarti se fioccano le critiche. 

Ora vorrebbe pure avocare a sé i “poteri straordinari”(leggi, “i pieni poteri”) delle Regioni per risolvere l’emergenza.

Come è tipico nel nostro ordinamento dello Stato, le competenze non sono mai “chiare” e predeterminate, ma si gioca sul filo dell’incertezza e della “condivisione”, tra competenze “concorrenti” ed “esclusive”, tra sussidiarietà “verticale e orizzontale” e altre “pippe”, sempre disposte di modo che comunque il Governo centrale possa mettere “becco” su tutto, perché in questo Paese si ritiene sempre che “chi sta sopra” abbia la precedenza su “chi sta sotto”, e mai il contrario. Ci voleva in effetti una bella botta di centralismo, a questo punto.

La verità è che le Regioni si sono trovate a “mettere una pezza” all’irresolutezza del Governoe che stanno rispondendo proprio in virtù dell’efficiente “organizzazione tecnica” che gli è stata concessa. Ma è molto più comodo prendersela con il personale medico (che sta facendo un lavoro egregio) o con un ospedale, adducendo che “non sono state seguite le procedure” che lo stesso Ministero della Sanità aveva emanato (e che sembra difficile i medici e i sanitari non osservassero, date le potenziali cause civili e penali in cui incorrerebbero se non seguissero i protocolli) per poi sfruttare l’emergenza allo scopo di avocare a sé i “pieni poteri”: “no al federalismo sanitario”, dicono da Roma. 

Ma, in questo Paese, quello che è straordinario diventa poi ordinario. È quindi un attacco inopportuno che viene mosso alle Regioni che hanno la sanità migliore del Paese perché, primo, il Governo mal tollera che ci sia qualcuno “più bravo” per il semplice fatto che lascia indietro gli altri (e questo non viene mai letto come uno stimolo “agli altri” per fare meglio), secondo, un attacco a due sistemi sanitari regionali che sono gli unici a lasciare un po’ di spazio di intervento alla sanità privata. Tanto più che se i rappresentanti delle due regioni incriminate chiedessero con un referendum ai propri cittadini se vogliono continuare ad avere una sanità gestita da loro oppure da Roma, la loro risposta lascerebbe ben poco margine d’interpretazione. Il Governo si dovrebbe preoccupare di assicurare il coordinamento e le risorse necessarie, far emergere dal dialogo tra amministratori locali quali sono le “best practices”; non certo di sostituirsi a due Regioni che attraverso il proprio personale sono perfettamente grado di gestire la situazione (e che lo stanno dimostrando ogni giorno), né tantomeno di pretendere di sostituirle nel momento in cui decide arbitrariamente che “non sono capaci”.

Non è andata meglio nemmeno sul fronte internazionale: tafferuglio diplomatico con la Cina per il “blocco dei voli diretti” (che poi non è servito a niente); poi, dopo lo scoppio dei focolai, è stato tutto un oscillare tra un “siamo bravissimi a fare i tamponi” e un “gli altri non li fanno”: come se nel resto d’Europa ci fossero altri Paesi in preda al Coronavirus, ma i Governi a Parigi, Londra, Madrid e Berlino se ne fottessero. Mentre la Gran Bretagna ne ha fatti più di seimila, noi siamo arrivati a quattromila, ma solo dopo che è scoppiata l’epidemia e, fino ad allora, ne erano stati fatti solo poche decine. Infine, il caso delle Mauritius, che bloccano un aereo proveniente dall’Italia e ce lo rimandano indietro. E la Farnesina muta. Poi però non lamentarti se fioccano le critiche.

L’Unione Europea, invece di cogliere l’occasione per “mettersi alla testa dell’emergenza”, è invece riuscita nel capolavoro di scomparire come le ciliegie in inverno, trincerandosi dietro le “competenze nazionali”. Not my problem. Per chi vuole portare (ancora) avanti il sogno di un’integrazione europea, questo è il momento di interrogarsi (ed intensamente, molto).

Si può dire, insomma, che al Governo non ne abbiano azzeccata una o che ne abbiano azzeccate poche senza essere additati come “sciacalli”? Finché ci sarà lalibertà di criticare il Governoper quello che fa, allora potremmo dire di vivere ancora in un contesto di libertà e di democrazia.

Dicevamo, ad oggi si contano 528 casi e 14 vittime, vittime però che sono trattate come “numeri” e minimizzandone la tragica sorte: “sono anziani con problemi medici pregressi” o “sarebbero morti comunque”. Sono, prima di tutto, P-e-r-s-o-n-e. Anche qui, i sostenitori dello “Stato forte” (ma anche, in generale, chi lo sta facendo in questi momenti) dovrebbero chiedersi se uno Stato che considera i suoi stessi cittadini come “numeri” stia davvero gettando “ponti d’oro” verso il liberismo… e poi si vuole andare in giro a cianciare di “nuovo umanesimo”. In un Paese che ha sempre più anziani, la questione dovrebbe essere trattata un po’ più seriamente.

Veniamo anche ai “corpi intermedi” che, assieme al Governo, stanno dando prova di incredibile serietà. Netta la distanza che esiste tra politici ed il mondo reale. Tra le varie ospitate cui possiamo assistere in televisione, i politici, abituati ormai solo ai talk show, sono incapaci di parlare a un Paese spaventato e fragile. 

Ma anche i giornalisti ne escono male: sensazionalismo, paure indotte, titoli esagerati. da una parte, la stampa più vicina alla “destra”, tra un “ve l’avevamo detto” e l’altro, e gli appelli preoccupati affinché siano effettuati controlli su chi sbarca fino alla “sospensione di Schengen”, e quella più vicina alla “sinistra”, che se la ride sotto i baffi perché “i contagiati sono tutti italiani e non c’è un cinese” e “ora gli altri ci trattano come noi volevamo trattare i cinesi”… insomma, tra quelli additati di essere degli “sciacalli”da una parte e le “iene ridens” dall’altra, non è che ci si riesca a salvare più che dal Coronavirus. Meglio spegnere il televisore.

Su internet, nel panorama “mematico” generale, che ci tiene compagnia in questi giorni, si è avuto pure il coraggio di “tifare INPS” perché il Coronavirus colpirebbe i “vecchi”, con conseguente sollievo per il nostro sistema pensionistico. Ora, a parte il fatto che non si deve mai “tifare INPS”e che l’INPS vada privatizzato per il nostro stesso bene, data l’incapacità di gestire le nostre pensioni, gli scandali degli “assegni d’oro” lautamente elargiti e la mala gestione del suo vastissimo patrimonio immobiliare, che non viene fatto fruttare economicamente ma viene abbandonato alla “manomorta”, pensare che la dipartita di qualche decina di anziani possa risollevare la situazione del sistema pensionistico italiano è una cosa da pazzi. “Sciacalli” (veri, stavolta).

In ultima analisi, è il Governo che ha alimentato la paura, sia negli italiani che negli altri Paesi (nei confronti dell’Italia). Lo ha fatto sin da quando, con magna superbia, aveva comunicato di aver messo in sicurezza il Paese chiudendo i voli con la Cina, provvedimento (citiamo testualmente) “all’avanguardia”. Gonfiando il petto in quella occasione è come se avessero dato degli scemi a qualsiasi altro capo di Governo in Europa ed in Occidente, che non aveva adottato misure così “draconiane” (ma, a quanto pare, inefficaci). Quando poi sono scoppiati i focolai, il Governo, ancora una volta, invece di stare zitto e lavorare con umiltà, ha nuovamente gonfiato il petto e dato dello scemo e incapace a qualsiasi omologo europeo: “in Italia più contagi solo perché noi abbiamo fatto fare più controlli e tamponi”.

Ora, da un Governo con la G maiuscola, ci si aspetterebbe principalmente che, nella situazione che si è creata, rassicurasse i cittadini, perché l’ansia generale, se non si è già diffusa, almeno venga contenuta. Il Presidente della Repubblica, con dei comuni in quarantena, scuole chiuse, supermercati presi d’assalto, due Regioni in cui la vita è congelata, dovrebbe come minimo apparire in televisione e fare un discorso alla Nazione, rassicurando i cittadini sull’azione di Governo. Niente. Il programma “Chi l’ha Visto?”potrebbe farci una puntata. Il Ministro della Sanità dovrebbe rassicurare anch’egli i cittadini, garantendo che ogni misura è stata presa, spiegandogli in che modo vengono portate avanti e relazionare sui risultati ottenuti. Niente. Silenzio (da venerdì!). Le istituzioni europeedovrebbero anch’esse sostenere un Paese membro che si trova in una momentanea difficoltà, invitando alla calma gli altri Paesi della Comunità e accantonarei particolarismi ed astenersi dall’adozione di provvedimenti che potrebbero danneggiare l’Italia, rassicurando al contempo che le misure, anche in campo economico, verranno messe in campo (soprattutto per il “Day After”, quando la crisi sarà passata). Niente. Ci si limita ad essere spettatori: “speriamo che non succeda anche a me”.

Il Governo dovrebbe rassicurare sul fronte economico che le quarantene o le limitazioni alla vita sociale, per una o due settimane, non avranno un impatto devastante (o che ne avranno uno “minimo”); la situazione economica del Paese lo richiederebbe, dato che già le stime sulla crescita non erano “rosee”, ora è prevedibile che – se la situazione dovesse prolungarsi per due/tre mesi – si assisterà ad un peggioramento, stavolta si, drastico. Invece, chiude tutto, scuole, negozi, teatri, il Salone del Mobile, pure il Campionato… ma poi invita i turisti a venire lo stesso in Italia: “è un paese sicuro”… come puoi essere credibile?

Dovrebbe rassicurare i mercati (ultimamente pare che questi ascoltino più le dichiarazioni dei Governi che il loro portafogli). Invece, niente. I nostri imprenditori vengono lasciati da soli davanti ai clienti internazionali che, anche giustamente, non si fidano se il Governo per primo non da segnali rassicuranti. Questo rende ancor più difficile la loro situazione, perché non hanno più sbocchi a causa della crescente preoccupazione. La paura della crisi economicasi diffonde come un virus, e l’effetto “domino” qui l’abbiamo assicurato.

Ci sono poi i bar, gli artigiani, i ristoranti, i negozianti, le imprese che hanno dovuto chiudere per giorni o che comunque hanno subito dei rallentamenti… il Governo dovrebbe poi mettere in atto una serie di “misure straordinarie”, come l’esonero dai versamenti delle tasse per le zone quarantenate, uno sconto fiscale per gli esercizi commerciali che operano ad orario ridotto in quelle Regioni in cui vigono ordinanze che impongono una limitazione in tal senso, ecc, insomma, tutto quello che serve per non andare ulteriormente a deprimere aree del Paese gravemente colpite dall’emergenza e quelli che stanno fuori (i consumi diminuiscono, ma l’affitto del locale non ti diminuisce, il muto lo devi continuare a pagare, ecc.).

Ma pare che di tutto ciò non se ne farà assolutamente nulla. Anzi, è più probabile che, al termine della crisi, la “vite fiscale” si stringerà ancora di più, con grave danno per l’economia dell’intero Paese: la zona più colpita è il Nord Italia, quella più ricca e produttiva… se il Nord cede, l’Italia crolla.

Si può ancora dire questo senza essere additati come “sciacalli”?

Di fronte alle inerzie del Governo, non ci resta che adottare i comportamenti raccomandati dagli esperti per la protezione individuale. Lavarsi spesso le mani, non toccarsi occhi, naso e bocca, pulire le superfici con alcol e cloro, usare la mascherina solo se si tossisce o si starnutisce per non infettare gli altri (se si è sani non serve) e tanti altri, rispettare le ordinanze dei Sindaci (che per come svolgono il loro lavoro, sono tra gli amministratori pubblici che possono godere ancora di una ampia fiducia da parte della popolazione), rassicurare chi ci sembra spaventato o troppo ansioso ed invitarlo a seguire i comportamenti corretti, parlare delle cose che ci piacciono… affinché, almeno, con i nostri comportamenti individuali, possiamo dimostrare di poter fronteggiare questa “prova” meglio di come stanno facendo le “alte” Istituzioni che ci dovrebbero rappresentare.

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