Coronavirus, “caccia al disinfettante”. Prezzi alle stelle per mascherine e prodotti igienizzanti.

In seguito all’ansia generalizzata derivante dai primi casi di CoronaVirus COVID19 nel nostro Paese, gli Italiani hanno preso d’assalto i supermercati e cercato di acquistare quanti più beni di prima necessità possibili, per anticipare una possibile quarantena.

Inoltre, gli acquisti di prodotti igienizzanti come i gel per le mani o le mascherine per evitare il contagi sono aumentati, provocando un conseguente aumento dei prezzi. Tale incremento ha portato numerose persone a lamentarsi di un presunto sciacallaggio da parte dei produttori e distributori di questi beni, che dovrebbero evitare di lucrare in queste situazioni complicate.

Ma è davvero così? L’aumento del prezzo dei gel igienizzanti e delle mascherine è derivante da un comportamento disdicevole dei produttori oppure è semplicemente un naturale effetto del mercato che tenta di allocare più efficacemente le risorse scarse?

L’aumento della domanda di un bene spinge il prezzo del bene stesso ad aumentare. L’extra profitto derivante aumento del prezzo segnala alle aziende produttrici che è arrivato il momento di produrre una quantità maggiore del bene e gli fornisce le risorse e gli incentivi per farlo. Nel breve periodo l’aumento del prezzo ridurrà le vendite, in modo da evitare la totale scomparsa del bene dal mercato. L’allocazione è efficiente in quanto il bene verrà acquistato solo da chi davvero lo desidera, ma ovviamente non equa, in quanto consumatori con maggiore disponibilità di denaro potranno acquistarlo più facilmente. Ma le aziende nel frattempo, grazie al segnale mandatogli dal prezzo, avranno aumentato la produzione, e presto saranno in grado di offrire la giusta quantità di bene, portando il prezzo a diminuire nuovamente.

Se questo vi sembra comunque non equo e corretto, pensiamo alle alternative.

Lo Stato potrebbe imporre un “calmiere”, quindi scegliendo un ‘tetto massimo’ per il prezzo del bene, o un ‘razionamento’, scegliendo quindi la quantità massima acquistabile da ogni consumatore. In entrambi i casi, le aziende non riceveranno nessun segnale dal mercato che li spinga ad aumentare la produzione o extra-profitti che l’incentivino a farlo. Così facendo, l’allocazione del bene non sarebbe né equa né efficiente, in quanto vigerebbe la regola del “chi prima arriva meglio alloggia”. Cioè, i primi ad acquistare il bene ne avrebbero a sufficienza, mentre quelli che si sono “mossi in ritardo” rimarrebbero a mani vuote. Anzi, ad un certo punto, il bene potrebbe scomparire del tutto dal mercato.

Per chi non credesse a ciò che abbiamo scritto su, dovrebbe sovvenire facilmente alla memoria l’immediata analogia con il Capitolo XII de “I Promessi Sposi”, quello in cui Alessandro Manzoni ci narra delle conseguenze dell’introduzione di un calmiere del prezzo del pane in seguito a una scarsità di offerta derivante da un raccolto insufficiente. Il Manzoni, già nel XIX secolo aveva capito le conseguenze nefaste della manomissione del sistema dei prezzi nel circuito del mercato.

Purtroppo molti oggi stentano a capire (o fanno finta di non capire) questi semplici meccanismi.

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