Contro il Conte-Mao: la tanto agognata “Fase 2” non esiste e noi #VogliamoRipartire

Conte non è proprietario delle nostre vite e delle nostre libertà. Nel rispetto di precauzioni e distanze, Torniamo Liberi. Vogliamo uscire, lavorare, vivere, con libertà e responsabilità. 

Ora basta! Dopo l’ennesimo inconcludente show andato in onda durante la conferenza stampa del Presidente del Consiglio in cui si doveva annunciare la tanto agognata “Fase 2non è più possibile restare in silenzio. L’intera popolazione italiana è prigioniera di un governo incapace e pericoloso che sta trascinando il paese verso la rovina.

La tanto agognata “Fase 2” non esiste. Dopo oltre sette settimane di lockdown, è chiaro che non è stato fatto nulla per prepararsi alla convivenza con il virus. I dispositivi di protezioni individuale non sono sufficienti, mancano tamponi e reagenti per effettuare test di massa, unica vera arma contro il virus. Non sono state approntate sufficienti strutture per una vera ed efficace quarantena, in grado di accogliere gli infetti e in tal modo separarli dai sani. Tutti i sacrifici compiuti dagli italiani sono stati, sostanzialmente, inutili.

Il governo non ha fatto ciò che doveva e continua a scaricare colpe e responsabilità sui cittadini, che ormai sono sempre più sudditi. Le nostre libertà continuano ad essere soppresse attraverso i Dpcm, il Parlamento è “tenuto al corrente” ma non decide. Le opposizioni non vengono coinvolte. Il Presidente del Consiglio usa le comunicazioni istituzionali per fare vuota retorica e propaganda personale, come nel peggiore dei regimi.

Come se non bastasse la totale e discrezionale limitazione delle libertà individuali, il governo sta distruggendo l’economia del paese. Interi settori vengono condannati alla rovina e al fallimento tramite decreto. Perché non dare la possibilità a commercianti, negozianti e imprenditori di aprire i propri esercizi se in grado di rispettare le regole del distanziamento sociale? Non esiste una dicotomia tra salute e ricchezza. Solo i paesi ricchi possono permettersi sistemi sanitari solidi e funzionanti. Più un paese è ricco ed evoluto più può investire in sanità. Quando ce ne accorgeremo? Solo quando sarà necessario togliere fondi alla sanità per darli alle persone che hanno bisogno di mangiare dopo aver perso il lavoro a causa del lockdown?

È evidente che ormai il lockdown non è più sostenibile e necessario, sempre che lo sia mai stato. È chiaro che le scelte del governo non sono basate su solide considerazioni scientifiche e di buon senso. Discrezionalità ed arbitrarietà, non trasparenza e non proporzionalità caratterizzano le decisioni prese fino ad ora. Il governo continua a seguire la strada della repressione invece che quella della collaborazione.

Buon senso, responsabilità individuale e razionalità distinguono il cittadino dal suddito. A questo punto disobbedire a leggi ingiuste, sbagliate e dannose diventa un dovere morale, un dovere per preservare lo stato di diritto, la democrazia e il benessere.

Ma sul calmiere dei prezzi Diocleziano non vi ha insegnato proprio niente?

E alla fine ci siamo arrivati! Il Presidente del Consiglio, nella conferenza stampa nella sera del 26 aprileAnsa /CorriereTv – ha annunciato quanto segue:

“Abbiamo già sollecitato il commissario Arcuri a calmierare i prezzi sulle mascherinenon ci saranno speculazioni su questo fronte. Ci sarà un prezzo equo e un piccolo margine di guadagno. Inoltre, il nostro impegno è quello di eliminare completamente l’Iva. Il prezzo sarà attorno allo 0,50  per le mascherine chirurgiche”.

Sugli effetti di queste politiche scellerate, ne avevamo parlato non molto tempo fa in questo articolo, di cui riproponiamo un passaggio…

“Lo Stato potrebbe imporre un “calmiere”, quindi scegliendo un ‘tetto massimo’ per il prezzo del bene, o un ‘razionamento’, scegliendo quindi la quantità massima acquistabile da ogni consumatore. In entrambi i casi, le aziende non riceveranno nessun segnale dal mercato che li spinga ad aumentare la produzione o extra-profitti che l’incentivino a farlo. Così facendo, l’allocazione del bene non sarebbe né equa né efficiente, in quanto vigerebbe la regola del “chi prima arriva meglio alloggia”. Cioè, i primi ad acquistare il bene ne avrebbero a sufficienza, mentre quelli che si sono “mossi in ritardo” rimarrebbero a mani vuote. Anzi, ad un certo punto, il bene potrebbe scomparire del tutto dal mercato.” 

Per chi non credesse a ciò che abbiamo scritto su, dovrebbe sovvenire facilmente alla memoria l’immediata analogia con il Capitolo XII de I Promessi Sposi, quello in cui Alessandro Manzoni ci narra delle conseguenze dell’introduzione di un calmiere del prezzo del pane in seguito a una scarsità di offerta derivante da un raccolto insufficiente. Il Manzoni, già nel XIX secolo aveva capito le conseguenze nefaste della manomissione del sistema dei prezzi nel circuito del mercato.”

L’editto sui prezzi di Diocleziano

Oltre all’esempio riportato nei Promessi Sposi, c’è un altro precedente storico molto noto, che si studia sin dalle elementari: L’Imperatore Diocleziano provò, nel 301 d.C., con l’Editto sui prezzi massimi, ad imporre un tetto massimo per tutti i beni, nel tentativo di contrastare l’inflazione causata dalla “crisi del III secolo“.

In estrema sintesi – a causa della notevole svalutazione delle monete romane derivata dalle emissioni incontrollate fatte dei numerosi imperatori ed usurpatori nei decenni precedenti per corrompere i soldati ed i funzionari – l’Editto poneva un limite sui prezzi per tutti i prodotti commerciabili nell’Impero Romano. L’obiettivo non era “congelare” i prezzi, ma segnarne i “maxima“, ovvero i massimi prezzi di mercato, oltre i quali determinate merci non avrebbero potuto essere vendute. Queste includevano varie merci per l’alimentazione, l’abbigliamento, le spese di trasporto per i viaggi in mare e gli stipendi settimanali. 

Tuttavia, l’Editto non risolse i problemi, poiché la massa totale delle monete coniate continuò ad aumentare, assieme all’inflazione, ed i prezzi massimi stabiliti si rivelarono troppo bassi. I mercanti o smisero di produrre le merci o le vendettero illegalmente al mercato nero (che in quegli anni proliferò) o, in alternativa, ricorsero al baratto. L’editto, come risultato, spinse ad interrompere gli affari ed il commercio. Si produsse, quindi, una vera e propria “paralisi” dell’economia nell’Impero.

Ora cosa fa dunque pensare quelle persone che, pur conoscendo gli esempi de I Promessi Sposi e di Diocleziano, uscendo di casa per andare a comprare le mascherine che gli servono – magicamente, per un qualche strano motivo completamente alieno alla logica razionale, al buon senso ed alla realtà fisica e materiale – di potersi aspettare seriamente di trovare gli scaffali trabordi di mascherine e di portarsele pure a casa in quantità e ad un prezzo così vantaggioso?

Per un ulteriore approfondimento personale sull’Editto sui prezzi massimi di Diocleziano, rimandiamo a questi due articoli di Mises italia: parte prima, parte seconda.

Ed infatti ecco quel che succede!

Il caos mascherine è già in atto! Le farmacie, infatti, sono insorte: “non possiamo perderci col prezzo imposto!” contestano il fatto che – così facendo – il costo al quale loro acquistano le mascherine sarebbe superiore a quello di vendita. In questo modo “lavoreremo in perdita quasi del 50 per cento“. Così a Napoli le farmacie hanno sospeso la vendita “per autotutela della categoria a fronte della confusione informativa istituzionale sui prezzi”.

Che sia fatto su vasta scala come fece Diocleziano, o su un genere di prodotti come il gran cancelliere Antonio Ferrer nei Promessi Sposi o con le mascherine sanitarie, come fatto da Conte e Arcuri, i risultati nefasti dell’imposizione del calmiere non cambiano!

Purtroppo, vale ancora la conclusione che avevamo fatto allora:

“molti oggi stentano a capire (o fanno finta di non capire) questi semplici meccanismi”.

Perché dovresti ricordare Bruno Leoni

Il lavoro di Bruno Leoni merita di essere ricordato perché il suo omicidio, mezzo secolo fa, ha messo a tacere la sua coerente e originale voce per la libertà e perché pochi italiani sono, persino oggi, consapevoli del suo contributo.

Bruno Leoni era uno studioso, filosofo politico, avvocato, editorialista ed uno dei più importanti liberali classici del XX secolo in Italia. Fu professore di Filosofia del diritto e Dottrina dello Stato all’Università di Pavia per un quarto di secolo, dal 1942 fino alla sua morte. Ha fondato e curato la rivista di scienze politiche, Il Politico. E’ stato segretario e poi presidente della Mont Pelerin Society. Era un ammiratore di Ludwig von Mises e ebbe una grande influenza, tra gli altri, su Friedrich Hayek.

Il lavoro di Bruno Leoni merita di essere ricordato perché il suo omicidio, mezzo secolo fa, ha messo a tacere la sua coerente e originale voce per la libertà e perché pochi italiani sono, persino oggi, consapevoli del suo contributo. In particolare, vale la pena di riscoprire le sue intuizioni contenute in Freedom and the Law, che hanno affrontato con forza i rischi che una “legislazione iperestesa” rappresenta per la libertà.

“I sistemi giuridici contemporanei … lasciano un’area sempre più ristretta alla libertà individuale.”

“[Laddove] prevale sempre l’autorità … gli individui devono arrendersi, indipendentemente dal fatto che abbiano ragione o torto”.

“Il crescente potere dei funzionari governativi … interferisce … quasi a loro piacimento, con ogni tipo di interesse e attività privati”.

“Si dovrebbe rifiutare il processo legislativo ogni qualvolta sia possibile per le persone coinvolte raggiungere i propri obiettivi senza dover dipendere dalla decisione di un gruppo e senza costringere effettivamente altre persone a fare ciò che non farebbero mai senza costrizione”.

“[Con] la dilatazione del processo legislativo … tutti prima o poi si confronteranno con … uno stato di disordini perpetui e di oppressione generale”.

“Un principio molto antico sembra essere stato violato nella società contemporanea … “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.”

“I sostenitori della proliferazione legislativa … [sostengono che] ciò che le persone reali decidono o non decidono all’interno di una società dovrebbe essere del tutto trascurato e sostituito da ciò che una qualsiasi manciata di legislatori potrebbe farsi venire in mente, decidendo per essi, in qualsiasi momento”.

“L’ideale dello “stato di diritto” … [era] il principio di libertà dalle interferenze da parte di tutti, comprese le autorità”.

“Ogniqualvolta la regola di maggioranza sostituisce la scelta individuale senza che ve ne sia la necessità, la democrazia confligge con la libertà individuale. È questo particolare tipo di espressione democratica che dovrebbe essere tenuto al minimo allo scopo di conservare un massimo spazio di democrazia che sia compatibile con la libertà individuale.”

La situazione paradossale del nostro tempo è che siamo governati da uomini, non perché non siamo governati dal diritto, come pretenderebbe la classica teoria aristotelica, ma esattamente perché lo siamo.”

citazioni tratte e tradotte da Freedom and the Law

Bruno Leoni, a differenza di molti oggi, ha riconosciuto che “la legislazione … è in realtà molto meno capace di organizzare la vita sociale di quanto i suoi sostenitori sembrano credere”, e che “non vi è alcun dubbio sulla scelta a favore della libertà individuale, concepita come la condizione di ogni uomo di fare le proprie scelte senza essere costretto da nessun altro a fare controvoglia ciò che quest’ultimo gli impone.” Perché “se si dà valore alla libertà individuale di agire e di decidere, non si può evitare di giungere alla conclusione che ci deve essere qualcosa di sbagliato nell’intero sistema”, la risposta è in una “legislazione ridotta“, in cui “la facoltà di scegliere deve essere lasciate all’individuo e non alle autorità.”

Freedom and the Law di Bruno Leoni hanno chiaramente esposto l’argomento contro una “legislazione iperestesa”, che egli ha riconosciuto come il risultato a cui ambiscono persone in cerca “della libertà di costringere altre persone a fare ciò che queste non farebbero mai se fossero libere di scegliere da sole”. In altre parole, una legislazione così dilatata è incompatibile con la libertà, e più la sua portata coercitiva si espande, più la libertà viene persa. Vide anche l’unica soluzione definitiva per riprendersi la libertà nel “ridisegnare … le aree occupate rispettivamente dalle scelte individuali e dalle decisioni collettive … con il conseguente corollario di procedure coercitive”. Cioè, “dobbiamo ridurre i poteri dei legislatori per ripristinare per quanto più possibile la libertà individuale… consentendo alle persone di stabilire i propri fini”.

Nel 2003 è stato fondato in sua memoria l’Istituto Bruno Leoni, “per promuovere le idee per il libero mercato” e con lo scopo di “dare il suo contributo alla cultura politica italiana, affinché siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata, fondamentali per una società davvero prospera e aperta”.

“L’Istituto Bruno Leoni ritiene che il pensiero di Bruno Leoni possa offrire un importante contributo al dibattito politico in Italia e in Europa. Maggiori informazioni sulla vita e le opere di questo grande pensatore sono disponibili sul sito dedicato Riscoprire Bruno Leoni” a cui rinviamo per un ulteriore approfondimento personale.

Noi di Students For Liberty Italia vogliamo ricordarlo oggi nell’anniversario della sua nascita, il 26 aprile del 1913, per i suoi insegnamenti e le sue idee troppo “scomode” e “raggelanti“, nella loro cruda ovvietà, per i detentori del potere, per la sua grandissima fama a livello internazionale che, ahinoi, non ha raccolto lo stesso riconoscimenti nel nostro Paese: Nemo propheta in patria.

SFLItalia Intervista Luigi Curini

Con Luigi Curini abbiamo parlato del rapporto tra competenza e politica (inclusa la comunicazione degli scienziati) e della perdurante polarizzazione emotiva o affettiva che pervade la politica, anche e soprattutto in tema di Coronavirus: una faziosità tra tribù in contrapposizione tra loro.

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Iscriviti al Local Coordinator Program entro il 16 giugno! #GenerationFree

Diventa Local Coordinator e aiutaci a diffondere le idee di libertà nella tua comunità.

Il Local Coordinator Program di Students For Liberty è il principale programma per diffondere attivamente le idee del libero mercato e delle libertà individuali nei Campus Universitari.

I coordinatori locali di SFL (LCs), sia studenti liceali, universitari, dottorandi, sono il volto della libertà nelle loro comunità. Sono il muscolo del movimento e danno forza agli studenti nelle loro comunità per difendere le idee di libertà.

Perché entrare nel Local Coordinator Program?

Leader forti tra gli studenti devono diffondere le idee per una società libera

Questo programma, di base, cerca studenti-leader forti, per diffondere le idee di una società libera, per avviare nuovi gruppi di studenti a favore della libertà nelle proprie Università o Licei, perorganizzare eventi per promuovere le idee di libertà, per fornire risorse ai gruppi di studenti ed infine identifica alcuni studenti che possano guidare gli altri nel proprio paese. Il programma LC è aperto a tutti gli studenti liceali, universitari e dottorandi. Il programma LC ha continuato a ispirare programmi simili in tutto il mondo, in luoghi come Nord America, America Latina, Africa e Asia meridionale. 

Gli studenti del programma LC hanno l’opportunità unica di far progredire la libertà e sviluppare le loro capacità con altre persone da tutto il mondo affini alle proprie idee, nel mentre lavoriamo tutti assieme per raggiungere un futuro più libero per tutti.

I candidati ideali dovranno avere le seguenti qualità…

Il Local Coordinator Program è altamente competitivo e progettato per i migliori studenti-leader in tutta Europa. Tutti i membri del programma devono essere studenti liceali o universitari (laureati o laureandi) o dottorandi provenienti da uno qualsiasi dei paesi europei. I candidati interessati a diventare Local Coordinator dovrebbero poter dedicare qualche ora alla settimana e per completare il programma e, una volta selezionati, per organizzare le attività di SFL nel proprio Liceo o nella propria Università durante il corso dell’anno. I candidati prescelti diventeranno comunicatori professionali, affabili ed eccellenti.

Requisiti…

  • Almeno 1 anno di esperienza di leadership in un qualsiasi gruppo di studenti a favore della libertà o associazione studentesca (requisito apprezzato, ma non impeditivo per l’ammissione al Local Coordinator Program);
  • Capacità di gestire contemporaneamente molteplici attività;
  • Voglia di sviluppare al massimo le proprie competenze;
  • Forte auto motivazione;
  • Passione per le idee di libertà e per l’organizzazione di eventi, al fine di rendere il mondo un posto più libero

Cosa significa diventare Local Coordinator?

Essere Local Coordinator di Students For Liberty significa far parte di un Network che in Europa conta centinaia di persone e migliaia in tutto il Mondo, il cui scopo è promuovere i valori liberali, liberisti e libertari in ogni università, in ogni liceo ed in ogni città in cui si è presenti. 

Come Local Coordinator, Students For Liberty ti fornisce risorse per organizzare eventi, campagne e attività. Dà anche la possibilità di partecipare a molti training e conferenze organizzate in in tutta Europa e nel Mondo.

INVIACI LA TUA CANDIDATURA (Clicca qui) !

Primo Passo…

Completa l’applicazione online 

Secondo Passo…

SFL ti contatterà via mail, se sarai selezionato, per un intervista online

Ecco perché cedere i propri dati ai social network non è la stessa cosa che farlo con lo Stato

“Hai già ceduto tutti i tuoi dati a Facebook, e ora non vuoi farlo per un’applicazione che può salvare la vita a migliaia di persone?”. Questa è una delle obiezioni più frequenti che vengono poste a chi esprime dubbi sull’app per il tracciamento degli infetti che il governo italiano sta pensando di utilizzare per la, ormai nota, “fase 2”.

Un’argomentazione simile è alla base di un articolo di Luigi Zingales, pubblicato qualche giorno fa. L’economista Italiano, che insegna a Chicago, afferma che “…il governo deve dire agli Americani la verità: abbiamo già perso la privacy che desideriamo proteggere. L’abbiamo persa quando abbiamo ciecamente accettato le condizioni di uso di Facebook, Google, Apple e moltre altre piattaforme digitali…”.

Se è certamente vero quanto affermato da Zingales, questo non costituisce una condizione sufficiente per accettare acriticamente il tracciamento digitale. Ciò che sfugge a Zingales, e a tutti gli altri sostenitori di questa tesi, è la differenza, abissale, tra un’azienda privata e lo Stato.

Innanzitutto, nessuno ci ha obbligati ad iscriverci ai social network o ad altre piattaforme digitali. Allo stesso modo niente e nessuno ci vieta di abbandonarle dall’oggi al domani.

Ma la questione fondamentale è che le aziende private, a differenza dello Stato, non hanno il c.d. “monopolio della forza”. Facebook, Google ed Amazon, possono sapere cosa votiamo, cosa ci piace mangiare, quali sono i nostri gusti musicali o i nostri libri preferiti. E possono utilizzare queste informazioni per invogliarci ad acquistare un prodotto piuttosto che un altro, per offrirci degli sconti e così via.

Ma, differenza della aziende high-tech, lo Stato può arrestarci, disporre dei nostri diritti e delle nostre libertà a piacimento, interpretando più o meno ampiamente gli articoli della Costituzione a seconda delle circostanze e dell’utilità del momento. Senza dimenticare che lo Stato è già in possesso di una grande mole di dati personali, come ad esempio attraverso l’Agenzia delle Entrate, con cui conosce tutto il nostro patrimonio. Dati e informazioni che non sono disponibili, invece, agli attori privati.

I dati raccolti dall’app di tracing sarebbero estremamente diversi e ben più sensibili di quelli che cediamo quotidianamente attraverso internet. L’app raccoglierebbe i nostri dati sanitari, saprebbe con chi siamo venuti in contatto, con chi ci siamo incontrati, con chi abbiamo trascorso la nostra giornata e così via. Insomma, l’app di tracciamento metterebbe insieme una serie di dati personali che oggi non potrebbero essere in mano ad un singolo operatore privato.

Provate allora ad immaginare cosa succederebbe in caso di “data breach” – cosa peraltro già successa in Olanda. Oppure, vi sentite così sicuri dopo ciò che che è successo, poco tempo fa, al sito dell’INPS?

A tutto ciò aggiungiamo il fatto che il contact tracing non è la panacea di tutti i mali. Non è il “silver bullet” che sconfigge definitivamente il virus (così come non lo è il lockdown). Esso è utile se si è in grado poi di testare tutti gli individui effettivamente venuti a contatto con colui che è risultato infetto. In assenza di una capacità di testing elevata, il contact tracing è fondamentalmente inutile o poco utile.

Chiedere chiarezza ed esprimere dubbi sul funzionamento dell’app di contact tracing non vuol dire essere degli “irresponsabili egoisti”, a cui non importa nulla di limitare la diffusione del virus. La salute e la sicurezza sono indubbiamente due valori fondamentali, da preservare in tutti i modi. Ma ciò non può bastare a rinunciare acriticamente a tutte le nostre libertà.

Un mondo in cui le libertà vengono messe in secondo piano è il mondo descritto da George Orwell in “1984“. Un mondo in cui tutti gli individui vengono spiati, seguiti e tracciati dal governo “per il loro bene”. Questo non è il mondo in cui noi ci auspichiamo di vivere, anche qualora fosse privo di epidemie.

SFLItalia Intervista Vitalba Azzollini e Giuseppe Portonera

Con Vitalba Azzollini e Giuseppe Portos Portonera abbiamo parlato degli aspetti legali (di Costituzione principalmente) dell’emergenza Covid-19: limitazioni delle libertà, l’adozione dei Dpcm, delle convocazioni del Parlamento, delle App di tracciamento e della conseguente tutela della privacy, delle competenze delle Regioni (limitatamente alle dichiarazioni del Presidente Vincenzo De Luca di voler chiudere la Campania se i contagi nelle regioni del Nord non accenneranno a diminuire: lo può fare?)

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“Dovete stare a casa” “C’è ancora troppa gente che esce”: gli slogan #restoacasisti smentiti da Google

Google, tramite i Community Mobility Reports, ha tracciato nel tempo le tendenze dei movimenti per area geografica. Ne è emerso che gli italiani hanno fatto meglio (in termini di compliance con il lockdown) anche di britannici, francese, austriaci, americani e tanti altri.

“Dovete stare a casa” “C’è ancora troppa gente che esce”. Queste, e tante altre, sono le frasi che continuiamo a sentirci ripetere da oltre un mese. La politica, il governo, le regioni, i media e benpensanti vari hanno già trovato il “colpevole”, il “capro espiatorio” a cui addossare la colpa delle migliaia di contagi e decessi causati dal Coronavirus: i cittadini che non rispettano le regole.

Quindi, se dopo oltre un mese di lockdown i contagi continuano ad essere nell’ordine delle migliaia al giorno ed i decessi giornalieri non diminuiscono come dovrebbero, la “colpa” è degli Italiani che non rispettano le regole. Non certo di chi doveva proteggere gli anziani e non è stato in grado di farlo, permettendo il dilagare del virus nelle RSA. Non di chi doveva proteggere medici, infermieri e personale sanitario, fornendo loro materiale protettivo e non è stato in grado di farlo. Non di chi aveva come unico compito quello di agevolare la produzione di mascherine e di kit per i test. La “colpa” è di chi continua ad uscire, infischiandosene delle regole, mettendo a rischio la propria vita e quella degli altri. La colpa è dell’italiano, anarchico ed incapace di rispettare le regole per natura.

Ma è davvero così? Davvero gli italiani continuano ad uscire in massa, affollare parchi, strade, spiagge e autostrade in direzione del mare?

Google, tramite i Community Mobility Reports, ha tracciato nel tempo le tendenze dei movimenti per area geografica, attraverso diverse categorie, come negozi e attività ricreative, negozi di generi alimentari e farmacie, parchi e luoghi pubblici, uffici e tanto altro. Google fornisce questi dati per ogni paese. Per capire se gli italiani sono davvero così indisciplinati e continuano imperterriti a violare gli arresti domiciliari a cui sono sottoposti da oltre un mese, basta controllare il report a questo link.

Basta confrontare questi dati con quelli della Germania per vedere che la realtà è un’altra. Gli italiani sono quelli che meno di tutti si stanno muovendo. Gli spostamenti verso i negozi sono diminuiti del 86%, contro il 56% della Germania. Quelli verso i supermercati segnano -42%, mentre in Germania non vi sono differenze rispetto alla situazione pre-lockdown. E così per tutto il resto: -83% per i parchi, con la Germania che addirittura vede un incremento del 35%; -78% per le stazioni di transito (del trasporto pubblico) contro il -48% tedesco. E ancora, gli spostamenti verso i luoghi di lavoro sono diminuiti del 62% in Italia e solo del 29% in Germania.

Dati Google
Dati Google

Gli italiani hanno fatto meglio (in termini di compliance con il lockdown) anche di britannici, francese, austriaci, americani e tanti altri. Solo i numeri spagnoli sono simili, ma pur sempre inferiori, a quelli italiani.

Insomma, gli italiani hanno dimostrato ancora una volta, di essere seri, rispettosi e ligi al dovere. Hanno fatto la loro parte, rispettando le regole, e continueranno a farlo. E non saranno più disposti ad accettare patetiche scuse e vili accuse nei loro confronti, da chi non è stato in grado di fare ciò che gli spettava.

L’indifferenza sugli inseguimenti di liberi cittadini con droni ed elicotteri: un tunnel senza fine e senza luce

Durante la trasmissione di Barbara D’Urso una giornalista sull’elicottero della Guardia di Finanza ha filmato la “caccia” al trasgressore su una spiaggia nel veneziano. Un servizio simile, montato sulle note della cavalcata delle Valchirie di Apocalypse Now, è stato trasmesso anche su Agorà, Raitre. 

Una narrazione non nuova ma che il giorno di Pasquetta ha raggiunto il suo apice, un racconto della realtà che addossa la responsabilità dell’aumento dei contagi unicamente su quei (pochi) cittadini italiani che si rendono rei di violare il mantra del “restate a casa”, anche solo per pochi minuti di passeggiata solitaria, magari non lontani dalla propria casa.

Molti se la sono presa con i programmi televisivi sopracitati, ma pochi o nessuno con la Guardia di Finanza stessa che, con i soldi dei contribuenti che osserva dal cielo, oltre a prestarsi per simili comparsate televisive si diverte anche a fare anche gli inseguimenti live (da migliaia di euro per minuto di volo) che stanno fra la Corea de Nord e il film d’azione più scadenti. Noi invece avremmo chiesto delle spiegazioni.

Dai camminatori ai runner agli imprenditori che vogliono riaprire la propria azienda, prosegue la spasmodica ricerca, anche attraverso l’uso di droni ed elicotteri in diretta televisiva, del “capro espiatorio” al solo scopo di coprire le mancanze del governo. 

Alcuni rimarranno indifferenti davanti a tali immagini, molti altri ne saranno compiaciuti, in pochi si renderanno conto che stiamo entrando in un tunnel senza fine e senza luce.


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