Come la “Cannabis light” ha danneggiato gli spacciatori

I ricercatori delle Università di Salerno e di York hanno provato a stimare quanto la concorrenza del prodotto “Cannabis light” abbia strappato fatturato al mercato illegale.

Sulla carta, la “Cannabis light” in vendita in Italia può essere usata solo per scopi “tecnici” o “collezionistici”. Di fatto, è abbastanza ovvio che quasi tutti gli acquirenti la fumino. Con livelli di Thc (il principio attivo psicotropo) inferiori allo 0,6%, ma livelli di Cbd (che ha effetti rilassanti, ma non ‘sballa’) a volte superiori al 20%, il prodotto non può essere considerato una droga ma offre comunque quello che molte persone cercano nella marijuana, come ad esempio combattere l’insonnia o l’ansia.Con tutti i vantaggi di evitare effetti stupefacenti – magari sgraditi – e di non doversi rivolgere al mercato illegale.

A questo proposito, bisogna chiedersi quanto grande sia il giro d’affari che la Cannabis light ha strappato agli spacciatori. Alcuni episodi, come quello di Monterotondo, dove alcuni mesi fa un pusher ha incendiato un negozio di canapa, colpevole di fargli concorrenza, dimostrano che la questione c’è e va posta!

Tre ricercatori italiani hanno provato a dare una risposta con quello che è il primo studio mai attuato in merito.

La Ricerca

Vincenzo Carrieri e Francesco Principe, del dipartimenti di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di Salerno, e il collega Leonardo Madio, dell’Università di York, hanno incrociato i dati forniti dalla polizia sui sequestri dei derivati illegali della cannabis su base provinciale con quelli sulla presenza dei negozi che vendono la Cannabis light a partire dal dicembre 2016, quando è entrata in vigore la legge che ha consentito la vendita di infiorescenze con una percentuale di Thc tra lo 0,2% e lo 0,6%.

I dati sono stati ponderati sulla base di fattori come la presenza di porti, dove avvengono i sequestri più ingenti, e condizioni ambientali che favoriscono la coltivazione di Cannabis e quindi l’approvvigionamento, a partire dalla presenza di corsi d’acqua. I numeri che contano sono soprattutto quelli raccolti a partire dal maggio 2017, quando era diventato disponibile il primo raccolto successivo a quella che lo studio definisce “liberalizzazione involontaria” e la vendita si era allargata dai negozi specializzati ai tabaccai e alle erboristerie, rendendo il mercato più omogeneo.

LINK ALLO STUDIO

Di quanto è calato il mercato illegale?

“L’Italia è un caso di studio interessante per via della presenza di una forte criminalità organizzata”

Come sappiamo, la criminalità organizzata trae la maggior parte dei suoi guadagni dalla vendita di stupefacenti, un mercato dove marijuana e hashish contano per il 91,4% del totale delle sostanze spacciate, per un giro d’affari di 3,5 miliardi.

Ancor più interessante è che la Cannabis light sia un “sostituto imperfetto” della Cannabis psicoattiva ma, nondimeno, è riuscita lo stesso a diminuire il giro d’affari dello spaccio in un Paese che ha tra i consumi più elevati d’Europa (il 19% dei giovani adulti, ovvero le persone tra i 18 e i 34 anni, contro una media UE del 13,9%)

“Abbiamo scoperto che la legalizzazione della cannabis light ha portato a una riduzione tra l’11% e il 12% dei sequestri di marijuana illegale per ogni punto vendita presente in ogni provincia e a una riduzione dell’8% della disponibilità di hashish […] i calcoli su tutte e 106 le province prese in esame suggeriscono che i ricavi perduti dalle organizzazioni criminali ammontino a circa 200 milioni di euro all’anno”

In una forbice stimata tra i 159 e i 273 milioni.

Si calcola inoltre che ad ogni negozio che vende la Cannabis light corrisponda un calo dei sequestri di Cannabis illegale pari a 6,5 chili all’anno. 

Una “sostituzione” inattesa

I numeri possono sembrare non così significativi, se paragonati a un mercato da 3,5 miliardi. I ricercatori sottolineano però che il vero impatto potrebbe essere molto più vasto, dal momento che la marijuana sequestrata rappresenta solo una parte minoritaria di quella disponibile sul mercato e che la Cannabis light è un “sostituto piuttosto imperfetto della marijuana disponibile sul mercato illegale”, avendo una percentuale di Thc minima e, quindi, “effetti ricreativi molto più bassi”.

Nondimeno…

“Le stime indicano che anche una forma lieve di liberalizzazione può soddisfare lo scopo di ridurre la quantità di marijuana spacciata e i relativi ricavi delle organizzazioni criminali”. 

Ecco quindi – inatteso – l’“effetto di sostituzione” nella domanda tra “Cannabis light” e “Cannabis di strada”, il cui contenuto di Thc è aumentato negli ultimi anni, con una media del 10,8% e picchi del 22%. Ciò lascia intendere che ci sono consumatori che preferiscono il prodotto legale proprio in virtù degli effetti più blandi.

Questo, affermano i ricercatori…

“Suggerirebbe alla politica un approccio misto alla legalizzazione, che da una parte dirotti i consumi illegali verso quelli legali, danneggiando il mercato nero, e dall’altra riduca le esternalità negative associate con l’uso e l’abuso di queste sostanze”.

Dove orientare la Ricerca

La ricerca sul settore è però appena iniziata e non offre elementi sufficienti a stimare i possibili benefici di una legalizzazione più ampia, sul modello di Canada e alcuni Stati degli Usa, fanno sapere i ricercatori.

Studi futuri, conclude il rapporto…

“… potrebbero indagare, nel contesto italiano, l’efficacia di questa blanda forma di legalizzazione sui crimini violenti e non violenti. Questo aspetto assume, per esempio, una rilevanza nel lungo termine, con una più efficiente allocazione delle risorse della polizia verso la repressione e la prevenzione di altri crimini”.

Ed infine…

“… sarebbe positivo stimare le entrate fiscali potenzialmente perdute, il che potrebbe essere un altro argomento a favore della liberalizzazione soprattutto in tempi, come quelli attuali, di stretti limiti alla politica di bilancio.”

Tratto da agi.it

Conclusioni

Ancora una volta, vogliamo sottolineare che il problema “droga” non si sconfigge con la proibizione. E questo studio lo ha ampiamente dimostrato, seppur analizzando una liberalizzazione “minima”.

Con il proibizionismo, invece, si può restare a guardare solo come si alimentino le mafie ed il narcotraffico.

Ecco perchè non bisogna punire chi commercia onestamente e segue le regole; e la lotta alle mafie non può passare attraverso la punizione di innocenti che con le mafie nulla c’entrano.

C’è un mercato nero, a cui nessuno riesce a mettere i sigilli, e che è aperto tutti i giorni, anche di notte, per vendere un prodotto “che sballa” e che fa male. Ma chi compra la “Cannabis light” sta cercando altro. Sono persone adulte, con piccoli problemi di salute, insonnia, dolori muscolari, persone che vogliono smettere di fumare sigarette, o persone che hanno un cattivo rapporto con il thc. Perchè punirle?

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